Un'arma micidiale per garantire la pace
Il film Iron Man, al di là della trama a grana grossa di un supereroe che combatte i cattivi, pone interrogativi pertinenti sulla responsabilità individuale, sulla responsabilità delle aziende e sulla possibilità di arrogarsi il diritto di decidere chi è buono e chi invece non lo è
Come quelli sull'Uomo Ragno, sui Fantastici Quattro, su Hulk e su altri, il film su Iron Man nasce da un fumetto ideato negli anni Sessanta da Stan Lee. Le idee di fondo sono state mantenute, ma ovviamente è stato aggiornato il contesto: non si parla più di guerra nel Vietnam ma di un'imboscata in Afganistan e anche la caratterizzazione del personaggio è stata affinata e, in alcuni aspetti, resa ancora più radicale.
Pur essendo, nella sostanza, il classico film di maniera americano, in cui l'eroe impone ai cattivi la propria visione della vita (che ovviamente è quella buona) a suon di pugni i pistolettate, Iron Man presenta comunque diversi spunti che lo rendono adatto per una visione in classe o in un gruppo di formazione.
Tony Stark ha ereditato dal padre un'azienda che fabbrica armi. Grazie al suo genio nel campo dell'elettronica, ha ben presto portato l'azienda a livelli di eccellenza nel campo delle armi ad alta tecnologia, con commesse milionarie da parte delle forze armate statunitensi.
Se nell'elettronica applicata agli armamenti Tony Stark è un vero genio, nel campo personale è un disastro: certo, è un noto playboy sempre circondato da belle donne e non si fa mai mancare un'avventura (né alcun altro capriccio, a dire il vero), ma in sostanza è un bambino viziato. L'orizzonte di comprensione delle cose è limitato al suo naso, poiché Tony non è in grado né di concepire una visione più ampia della politica e dell'impegno sociale né di badare a sé stesso: ha bisogno di una segretaria particolare che lo supporti in tutto, che quasi gli allacci pure le stringhe delle scarpe perché lui non sa neppure che esistono le stringhe. A dire il vero, il paragone delle stringhe è mio, ma credo che renda bene ciò che viene descritto nel film.
Come succede nella vita reale, è un periodo di sofferenza che innesca in Tony il cambiamento verso una dimensione adulta. Dopo aver felicemente conclusa in Afganistan la dimostrazione di un nuovo missile ultradistruttivo (con conseguente commessa milionaria), Tony viene rapito da una fazione di guerriglieri chiamata "I dieci anelli" e tenuto prigioniero. Deve realizzare un prototipo del missile, in modo che anche i guerriglieri possano costruirlo e utilizzarlo contro i loro nemici, siano essi le forze statunitensi o le fazioni rivali.
Ma il dramma di Tony non è tutto qui. Nell'imboscata è stato infatti ferito gravemente, poiché alcune schegge si sono conficcate nel torace e si avvicinano pericolosamente al cuore, minacciandolo di morte. L'unica speranza di salvezza è utilizzare un particolare congegno (frutto delle ricerche delle Stark Industries) che va inserito nel petto di Tony per mantenere le schegge a distanza di sicurezza dal cuore. Questa operazione innovativa viene effettuata da Yinsen, un compagno di prigionia di Tony, che riesce così a salvargli la vita.
Yinsen fa però di più. Proviene da un piccolo posto chiamato Gulmira e dice che ha una famiglia che l'aspetta non appena riuscirà ad andarsene. Quando sa che Tony non è sposato e non ha figli, gli dice allora che è come se non avesse nulla. È la prima volta che Tony Stark si trova a far i conti con il senso della vita. Anche perché in realtà la famiglia di Yiensen è morta e lui accetta di buon grado la ferita letale durante la fuga, perché in questo modo si ricongiungerà ai suoi cari.

Una vita senza nulla
Grazie a Yinsen, Tony inizia a comprendere che la sua vita è piena di tutto,
tranne di ciò che è veramente importante: l'affetto, il calore e il legame di una famiglia.
Per Tony, la fuga si conclude con successo, grazie al fatto che, facendo finta di realizzare il missile per i Dieci anelli, è riuscito a costruire il prototipo dell'armatura che, opportunamente migliorata, lo renderà Iron Man.
Durante il periodo di prigionia Tony si è tuttavia reso conto che i Dieci anelli erano in possesso di grandi quantità di armi letali prodotte dalle Stark Industries e ha incominciato a comprendere che esiste un livello più alto di responsabilità. Se a un livello basso è sufficiente lavorare bene per dotare l'esercito della propria patria di armi elaboratissime e straordinarie per combattere i nemici della nazione, a un livello più alto è doveroso rendersi conto che le stesse armi possono essere utilizzate anche dagli avversari ed alimentare così la corsa agli armamenti. È l'innesco di una spirale di violenza che si alimenta sempre di più.
Tony decide così che la strada dell'azienda deve cambiare: abbandonerà la progettazione di armi per dedicarsi alla realizzazione di apparecchiature civili. Ciò però non è ben visto dagli azionisti, che temono di veder crollare i guadagni.

Iniziano i dubbi
Tony si rende conto che fino a quel momento ha seguito le orme paterne,
senza però chiedersi se fosse giusto o sbagliato. Il padre è morto e non è più possibile porgli domande, però Tony ha ora la possibilità di porle a sé stesso e alla sua coscienza.
La faccenda si complica ulteriormente quando Tony scopre che i Dieci anelli hanno acquistato legittimamente le armi proprio dalle Stark Industries: è stato il suo socio (cofondatore dell'azienda assieme a suo padre) a trattare in segreto la fornitura. Il socio di Tony non ne vuole sapere di rinunciare ai grandi guadagni derivanti dalle forniture militari e manovra per estromettere Tony dall'azienda. Inoltre progetta un'armatura più grande e potente, con la quale combattere personalmente Iron Man.
Ben situato nel solco dei filmoni americani, la storia si conclude come ci si aspetta: all'ultimo momento Iron Man riesce a sconfiggere il cattivo e si rende conto che la persona che ha accanto non è solo un'efficiente segretaria, ma colei che può aiutarlo ad assaporare le gioie più intime della vita.

Un adulto non cresciuto
Dopo la prigioniaTony Stark si rende conto che ha davvero bisogno di qualcun altro
e che questo altro abbia un atteggiamento verso di lui di vero affetto.
Nonostante il succo sia, tutto sommato, piuttosto banalotto, la visione di Iron Man può essere l'occasione di porsi interrogativi non banali:
- un'azienda che fabbrica armi deve anche preoccuparsi di come vengono usate oppure restare fedele solo allo scopo sociale (cioè, alla fine, produrre reddito)?
- chi valuta, e con quali parametri, la bontà di un fine?
- come si giudica la maturità di una persona? Dalla capacità di portare a termine un compito in modo eccellente o dalla capacità di autonomia anche nelle piccole cose quotidiane? E quanto conta la capacità di rendersi conto di come tutta la società sia influenzata dalle scelte e dal comportamento di ognuno?

L'arma definitiva
In realtà, Tony Stark fa come suo padre: usa le armi per imporre la pace.
Solo che questa volta usa un'arma davvero personale.
Sono temi importanti, soprattutto in tempi durante i quali i ragazzi sono spesso attratti dall'idea che ogni impegno sociale e civile sia una perdita di tempo e che l'unica cosa che conti sia "stare bene". In realtà, lo "stare bene" ha un prezzo, che prima o poi deve essere pagato: forse è meglio sapere prima qual è.



