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Il cineturismo
Vi è mai successo di voler visitare il luogo in cui è stato girato un film?
Bene, forse siete stati oggetto di una tecnica di marketing
Per cineturismo, si intende lo sviluppo turistico di un luogo grazie al cinema; si tratta quindi di un movimento turistico legato ad uno o più film, che può anche riguardare musei, locali e parchi a tema cinematografico.
Non è facile stabilire con esattezza le origini di tale fenomeno, che è indubbiamente di matrice anglosassone. Malgrado si tratti di un fenomeno abbastanza recente e poco conosciuto, a volte si può fondare su dati statistici accurati, il che presuppone uno studio ed una ricerca del fenomeno mirata e precisa; questa possibilità dipende molto dalle località turistiche coinvolte.
Per fare un esempio pratico, le località in cui sono state girati Puerto Escondido e Il signore degli anelli (rispettivamente, il Messico e la Nuova Zelanda) hanno utilizzato approcci diversi riguardo all’uso delle statistiche; nel primo caso, chi si occupava di gestire il turismo locale al tempo dell’uscita del film (nel 1993) non ha preso in alcuna considerazione il fenomeno cineturistico. Nel secondo caso la questione è stata trattata con professionalità scientifica.

La Baia
La Baia messicana di Puerto Escondido.
La località è stata frequentata da molti turisti italiani dopo l'uscita del film di Salvatores.

Le due torri
La scena iniziale del secondo capitolo della saga è una panoriamica sulle montagne della Nuova Zelanda, che è diventata la terra di mezzo.
Armando Ibarra, curatore del sito turistico di Puerto Escondido, rispondendo ad una richiesta informativa sul fenomeno turistico derivato dopo l’uscita del film, afferma che non ci sono statistiche sull’aumento di turismo nella località dopo il film, ma precisa che la comunità italiana presente a Puerto è minore rispetto a quelle statunitense e canadese, ma è senza dubbio più ruidosas (rumorosa) e, in ogni caso, abbastanza numerosa.
Parlando delle ragioni per cui molti europei si sono stanziati lì, Ibarra cita la pellicola, che senza dubbio è stata decisiva nella scoperta del luogo, soprattutto da parte di Italiani; aggiunge poi una nota riguardo al narcotraffico del posto, peraltro sottolineato anche dal film, secondo cui la zona sarebbe un crocevia di scambi di droga e motivo non fortuito di alcuni per vivere lì. Un terzo motivo, per lui decisivo, è lo stile di vita semplice, senza pretese, e soprattutto senza convenzioni sociali: spiega, in pratica, che il maggiore equilibrio sociale rispetto alle zone urbane messicane, e suppone europee, permette condizioni di vita ugualitarie e, quindi, più favorevoli.

Una vita diversa
Mario Tozzi, interpretato da Diego Abatantuono, cambia completamente stile di vita
e si adegua a un modello più sempllice, ricercato da molti turisti.
Diverso è il caso del secondo film citato come esempio; la Nuova Zelanda ha infatti monitorato il flusso turistico ed effettuato previsioni sul possibile impatto dei tre film del regista Peter Jackson. Dietro questo secondo metodo, si deve evidentemente riconoscere una precisa volontà da parte di chi i film li ha diretti, li ha prodotti, li ha sponsorizzati e delle altre entità in qualche modo correlate ai film, quando ancora erano in fase di progettazione.
L’ente ufficiale del turismo neozelandese ha, addirittura, incaricato due società di ricerca nazionale, la NFO World Group e la NFO New Zealand, di effettuare un’indagine sul possibile impatto turistico dei tre film della serie. Tale ricerca è stata condotta in una duplice direzione, rivolta, cioè, a 907 potenziali visitatori stranieri, ed a 775 che già si trovavano in Nuova Zelanda al momento dell’intervista.

Il signore degli anelli
Frodo è il protagonista del film che ha attratto molti turisti
alla ricerca della natura selvaggia e incontaminata della Nuova Zelanda.
Lo sviluppo turistico di un luogo è il motivo per cui si rende necessario il controllo periodico delle presenze: sia quando si vuole ampliare il movimento turistico locale sia quando il luogo è già saturo per accogliere altre masse turistiche e si vuole perciò operare una sorta di selezione.
Nel caso del Messico, questo paese può contare su un turismo ben sviluppato sulla costa orientale, ma non sulla costa opposta e sul resto del territorio; in assenza di un preciso piano di sviluppo, gli enti turistici e il governo non sono motivati a spendere tempo e denaro per effettuare delle rilevazioni statistiche sul flusso turistico.
Un paese come la Nuova Zelanda, che possiede bellezze naturali invidiabili e risorse economiche tali da poter affrontare i costi ed il tempo relativi a rilevazioni statistiche e che è soprattutto in grado di affrontare rilevanti flussi turistici in entrata, ha tutte le ragioni per monitorare le presenze di turisti internazionali nel proprio paese e per affrontare costi di promozione turistica che includono il cinema come strumento capace di indurre molte persone a scegliere la Nuova Zelanda come meta per i propri viaggi.
Ma in che modo alcuni film sono in grado di generare e stimolare flussi turistici presso le località dove sono stati ambientati e girati?
L’indotto turistico propiziato dai film
Sarà successo a molti di aver visto un film e di essersi lasciati conquistare dalla bellezza dei paesaggi. Una delle ragioni per cui si preferisce andare al cinema piuttosto che aspettare che un film sia disponibile al videonoleggio è proprio la presenza del grande schermo, che permette ampie panoramiche su paesaggi che in televisione perderebbero gran parte della loro potenza visiva.
Perché, dunque, alcuni film generano un incremento del turismo nei luoghi dove sono ambientati e girati?
Innanzi tutto si deve considerare la differenza tra girare ed ambientare: in effetti, ci sono casi in cui un film è girato in una località ma ambientato in un’altra. In questo caso, allora, il turista che ricerca i luoghi del film, da che cosa è attirato? Dal luogo vero o da quello fittizio?
Tornando ai motivi che spingono il turista a recarsi su luoghi filmici, si possono individuare quattro tipi di ragioni.
- Il successo del film è una prima causa; più un film ottiene successo in termini di riconoscimenti di premi e di botteghino, più la gente desidera vederlo con i propri occhi e crea inoltre un passaparola positivo su di esso; ciò contribuisce ad ampliare il circolo d’informazioni sul film.
- La bellezza dei luoghi è il secondo motivo; le scenografie e, più in generale, la messa in scena filmica, hanno in questo caso un merito rilevante.
- Un’ulteriore motivo è l’immedesimazione dello spettatore nei personaggi e nella loro storia, per cui si può desiderare d’intraprendere un viaggio e ricalcare così le orme dei protagonisti dei film.
- Infine, i significati che si attribuiscono ai luoghi nel film da parte del regista sono una quarta spiegazione; ad esempio particolari rappresentazioni di mondi paradisiaci, o anche irreali, possono spingere il turista-spettatore a cercare quel tipo di situazione.
È tuttavia opportuno suddividere i film in due gruppi: nel primo ci sono i film girati ed ambientati nella stessa località, mentre nel secondo ci sono i film girati in una località ma ambientati in un’altra.
Per ognuno dei due gruppi si possono poi scoprire i modi in cui le pellicole agiscono per favorire, inconsapevolmente o di proposito, un incremento dell’indotto turistico.
Film girati ed ambientati nella stessa località
Quando si parla di un film girato ed ambientato nel medesimo luogo, si presuppone che questo luogo non faccia altro che interpretare sé stesso.
Tra i film appartenenti a questo gruppo dividiamo quelli le cui location sono immediatamente riconoscibili perché già molto famose, quelli che mostrano scorci e zone poco conosciute ma pur sempre di destinazioni note, ed infine quelli girati ed ambientati in località poco o per niente note dalla maggior parte delle persone, come i piccoli paesini di provincia.
In riferimento al primo sottogruppo, ci si può riferire alle grandi metropoli come Roma, Parigi, New York,e così via, o comunque a posti molto famosi. Il fatto che l’identità dei luoghi in questione sia così ben definita non incide molto sul cineturismo, poiché tali destinazioni sono già mete turistiche mature.
Si possono citare due registi che molto spesso scelgono, per gli scenari di fondo dei propri film, una stessa città, che poi è quella in cui sono nati o cresciuti ed è quella in cui vivono.
Woody Allen è solito girare ed ambientare le sue storie a New York, per cui, in gran parte della sua filmografia, la “Grande Mela” fa da sfondo alle sceneggiature. Per fare un esempio basta ricordare Manhattan: in questo caso si parla addirittura di un ribaltamento delle parti, dove la vera protagonista del film è proprio la famosa area di New York che dà il titolo al film, mentre le vicende che accadono servono solo come pretesto per mostrare la città; in altre parole la storia fa da sfondo a Manhattan che è posta in primo piano. D’altra parte chi, avendo visto il film, può dire di non aver desiderato almeno una volta di ritrovarsi su una panchina sotto il ponte di Queensborough in attesa dell’alba, come succede nel film ad Ike (Woody Allen) e Mary (Diane Keaton) durante la celeberrima chiacchierata notturna?

Una tentazione
Il famoso ponte di Queensborough, nel film di Allen, invoglia a visitare la città.
Magari per rivivere la stessa scena della chiaccherata notturna tra i due innamorati
Pedro Almodóvar fa la stessa cosa ma cambiando città, scegliendo la sua Madrid; anche in questo caso sono numerose le pellicole che si potrebbero citare.
In Che ho fatto io per meritare questo?, il quartiere del film è il popolare Fuencarral; la trama di Carne tremula coinvolge (per usare le parole del Morandini 2002) “cinque personaggi e una città, Madrid, che è il sesto personaggio”; e anche uno dei suoi ultimi lavori, La mala educación, è ambientato in gran parte nella Madrid della Movida, all’inizio degli anni Ottanta. Lo stesso Almodóvar ammette che molti turisti si recano a Madrid per trovare la città dei suoi film.

Fuencarral
Uno scorcio del quartiere madrileno di Fuencarral. Che ho fatto io per meritare questo? è uno dei tanti film di Pedro Almodòvar ambientati a Madrid.
Questi esempi permettono una parziale rettifica all’affermazione che in simili situazioni la forza del cineturismo è molto scarsa o comunque di difficile individuazione: un’eccezione può infatti riguardare alcune zone famose che sono state messe in risalto da particolari atmosfere dei film in cui compaiono; ad esempio, alla fontana di Trevi è ormai associato immediatamente La dolce vita.

La dolce vita e la fontana di Trevi
La fontana di Trevi è ormai più famosa per la sequenza della Dolce vita di Fellini
che per la sua valenza storico-artistica.
Il secondo sottogruppo di film girati ed ambientati in una stessa località riguarda infatti alcune zone appartenenti a grandi destinazioni turistiche, che vengono però scoperte grazie ai film; in altre parole, malgrado ci si trovi in un posto già molto frequentato e celebre, ci sono dei quartieri, dei locali o degli angoli ancora sconosciuti e che, una volta portati sul grande schermo, diventano improvvisamente più visitati; ancor più, divengono maggiormente vissuti, dato che tali luoghi appartati sono molto più individuabili da parte dei loro abitanti che dai turisti.
Questo è il caso di Notthing Hill: nonostante il film sia ambientato in un quartiere di Londra già molto rinomato (e che dà il nome alla pellicola), mostra un parco ed un negozietto di libri che appartiene a uno dei protagonisti; questi ambienti hanno suscitato gli interessi di coloro che hanno visto il film e ne sono stati affascinati. È noto che il tipo di storia raccontata, il tipo di narrazione e gli attori protagonisti contribuiscono tutti a rendere interessante una pellicola e a rendere desiderabile tutto ciò che essa comprende, luoghi inclusi; ebbene, Notthing Hill tratta di una storia d’amore raccontata in modo leggero e divertente, con due protagonisti primari dello star system quali Julia Roberts e Hugh Grant. Tutto ciò è una miscela perfetta per il successo di una commedia, come infatti è stato. Tra le implicazioni che ne sono seguite si possono annotare: ottimi risultati al botteghino, aumento di fama e di cachet per i due attori principali e quartiere di Notthing Hill preso d’assalto non solo dai turisti ma anche dagli stessi inglesi.

La pubblicità è l'anima del commercio
Il negozio di libri in cui lavora il protagonista nel film Notting Hill è reale
ed è visitato da molti turisti.
Per il cineturismo, la valenza di questo sottogruppo è rilevante: la rappresentazione filmica di un luogo, seppur inserito in un contesto locale turisticamente maturo, permette l’elaborazione di una nuova idea che lo spettatore si fa di quello stesso luogo sconosciuto e anche del contesto locale in cui è inserito.
Lo stesso tipo di risultato si ha quando un film è girato ed ambientato in uno stesso luogo che, però, è sconosciuto alla maggior parte delle persone in quanto poco turistico, o di piccole dimensioni: questo può essere il caso di località molto piccole o di paesini provinciali.
Questo sottogruppo è ben rappresentato da una fortunata serie di cinque film tratta dai romanzi di Giovannino Guareschi, e incentrata sui personaggi di Don Camillo e Peppone: i primi due film della serie sono stati diretti dal regista francese Julien Duvivier, rispettivamente nel 1952 e nel 1953 (Don Camillo e Il ritorno di don Camillo); il terzo ed il quarto sono stat invece i girati da Carmine Gallone (Don Camillo e l’Onorevole Peppone e Don Camillo Monsignore…ma non troppo); l’ultimo, infine, è di Luigi Comencini (Il compagno don Camillo). La continuità fra tutti e cinque i film della serie, è data da due fattori principali: gli interpreti e il luogo di ambientazione.

Il parroco e il sindaco
Don Camillo e Peppone per le strade di Brescello.
Fernandel e Gino Cervi, hanno infatti sempre vestito i panni di un combattivo parroco e di un sindaco comunista tutto d’un pezzo ma sentimentale. Le storie sono state tutte ambientate e girate a Brescello, paesino dell’Emilia Romagna che oggi accoglie un museo, fondato da un gruppo d’appassionati, che conserva numerosi cimeli e preziosi ricordi dedicati alla serie. Durante l’orario delle visite vengono continuamente proiettati a rotazione tutti i film, che si possono anche acquistare insieme con gadget di vari tipi e con tutti i libri di Guareschi.
In questo caso il paese ha scelto di appropriarsi dell’identità cinematografica creata con i cinque film della serie; oggi animano così la cittadina romagnola il museo (attivo dal 1989 ed ora gestito dalla Pro Loco del posto), un carro armato che comparve in una famosa scena,e due statue dei protagonisti nella piazza principale.
In più ci sono tre progetti che coinvolgono turisti, appassionati, cinefili e filmmaker.
Il primo pregetto è denominato “Ciak si gira” e nasce dall’esigenza di soddisfare le innumerevoli richieste che pervengono da ogni parte del mondo sul tema dei film di Peppone e Don Camillo. Propone un itinerario da percorrere nella massima libertà o accompagnati da una guida, per ritrovare le atmosfere di Brescello e Boretto (il paese limitrofo che compare in alcune sequenze) e sentirsi immersi nel set cinematografico dove sono stati girati i film dei personaggi di Guareschi.

Ciak si gira
L’itinerario turistico del progetto “Ciak si gira”, promosso dai comuni di Brescello e Boretto con la partecipazione dell’assessorato al turismo della provincia di Reggio Emilia. Fonte.
Il secondo progetto è proposto dalla società Infrastrutture fluviali; oltre ad offrire un pacchetto analogo al precedente, aggiunge un’escursione sul grande fiume e una visita al museo archeologico locale.
Il terzo progetto, “Festival del cinema Brescello, mondo piccolo cinematografico”, è un concorso cinematografico giunto nel 2008 alla sua sesta edizione, ideato dal Comune di Brescello e da altri partner. L’obbiettivo è promuovere e stimolare una produzione audiovisiva indipendente che dia valore ai paesaggi, agli ambienti e agli usi della provincia italiana.
Film girati in una località, ma ambientati altrove
Questo secondo gruppo di film, che comprende le pellicole ambientate in luoghi diversi da quelli in cui si effettuano le riprese, ha una particolare attitudine ad incrementare l’indotto turistico di una destinazione.
Ci possono essere, però, tre diversi tipi di sottogruppi, secondo che le ambientazioni siano luoghi reali, immaginari o verosimili.
Partendo dal primo sottogruppo, si tratta di film girati in un luogo ma ambientati in uno diverso, ma realmente esistente. La situazione cineturistica di questo sottogruppo riguarda soprattutto i film storici; la valenza del cineturismo qui ha un buon potenziale, ma con alcuni fattori che possono limitarne la portata.
Innanzi tutto, lo spettatore è portato ad associare ciò che sta guardando sullo schermo ai luoghi dove il film è ambientato, non al posto dove il film è girato. Quindi, guardando Braveheart, girato in Irlanda, ma ambientato in Scozia, lo spettatore assocerà l’immagine dei paesaggi del film alla Scozia, e resterà intimamente convinto che il film è stato girato in quei posti e non in Irlanda. In questi casi sono possibili errati fenomeni di cineturismo nei luoghi d’ambientazione del film, come i turisti che cercano in Scozia i luoghi di Braveheart.

Bello ma non autentico
Gli splendidi panorami irlandesi spacciati per scozzesi nel film di Gibson.
La location delle riprese del film subisce dunque una prima concorrenza dai luoghi in cui esso è ambientato.
D’altra parte è anche vero che una località può appropriarsi in modo illegittimo dell’identità del luogo d’ambientazione di un film, nonostante questo non sia stato realmente girato in quel posto. Un caso di questo tipo è scaturito da Via col Vento: come ricorda Francesca Vaferri in Ricordando Via col Vento, tutt’oggi sono in molti quelli che vorrebbero visitare Tara, dove abitava la famiglia O’Hara: ma la casa dal porticato neoclassico è esistita solo su un set cinematografico della California. Per rifarsi ci si può recare a Clayton County, una zona residenziale ormai inglobata da Atlanta, nominata ufficialmente nel 1960 dallo Stato della Georgia “La terra di Via col Vento”. È all’esattore fiscale di Clayton County che Rossella intesta l’assegno quando finalmente riesce a pagare le tasse per Tara ed è lì che sorge il “Road to Tara Museum” dove sono ospitati foto, abiti e ogni sorta di memorabilia del film.
Quando lo spettatore viene invece informato della reale location del film, può diventare per essa opportuno sfruttare la ribalta cinematografica per attrarre turisti a cui proporre, magari, la vera identità del posto, oltre a quella finta cinematografica. In questi casi si può comunque parlare di veri fenomeni cineturistici.
Un secondo sottogruppo, appartenente al più grande insieme di film girati in un luogo ma ambientati in un altro, riguarda i film che mettono in scena mondi di fantasia e riguardano, quindi, luoghi reali ma d’ambientazioni immaginarie. Anche in questo caso si può menzionare come esempio tipico Il signore degli anelli.
Il primato di “statuette” ottenute e gli altri riconoscimenti (tra cui i record stabiliti dal numero di spettatori e dagli incassi ottenuti, si veda la Nota 1), giustificano solo in parte l’enorme consenso di pubblico riscosso; si sono avanzate, infatti, ipotesi da cineasti, da esperti di psicologia di massa e da oracoli del marketing; queste sono solo alcune tra le risposte da essi fornite: l’abbandono alla favola e alla magia; il conforto della fantasia sui valori come l’onore, il dovere, la disciplina, il sacrificio, la solidarietà tra combattenti; la natura selvaggia ed intatta; le coreografiche battaglie e la bellezza dei costumi; le avventure dei piccoli che alla fine sconfiggono i grandi; i turbini mediatici coinvolti.
I dati Cinetel per l’anno cinematografico 2004 si riassumono nei risultati seguenti.
- Spettatori in aumento del 9,72 %, insieme agli incassi (+8,49 %) e agli schermi (107 in più rispetto all’anno passato.
- Il film più visto in assoluto in Italia è la commedia natalizia di Leonardo Pieraccioni Il Paradiso all’improvviso, seguito dal terzo episodio del Signore degli Anelli e dal cartoon Alla ricerca di Nemo”
I dati sono tratti dal Corriere della Sera del 15 dicembre 2004.
Sono tutte illustrazioni delle possibili ragioni per cui gli spettatori sono rimasti affascinati dai tre film della saga.
Gli stessi motivi hanno attratto grandi masse di turisti a visitare la Nuova Zelanda, convinti di poter ritrovare “la terra di mezzo” descritta nei film: una terra mistica, magica ed inesplorata; caratteristiche capaci di stregare non solo gli appassionati del film ma anche qualunque persona che ami la natura e i paesaggi pittoreschi ed incontaminati.
Allo stesso modo, quei motivi hanno spinto Film New Zealand, uno degli uffici che gestisce le produzioni filmiche nel territorio neozelandese (in collaborazione con diversi enti tra cui quello del turismo, la Film Commision statale, la New Line Cinema, ed altri ancora), a costituire un progetto chiamato “New Zealand Home of Middle-Earth”, apposito per chiunque volesse visitare i luoghi in cui sono stati girati i tre film della serie: questi sono stati suddivisi in otto regioni del territorio e per ognuna sono offerti diversi tipi di tour.
Il libro che Ian Brodie ha scritto con la collaborazione di tutto il cast della saga e con l’aiuto dell’ente turistico nazionale, oltre che di quelli regionali, presenta ogni singola location delle scene dei film con una breve descrizione del luogo e della scena che è stata lì girata; il libro (The Lord of the Rings – Location Guidebook, Harper Collins, New Zealand, 2002), è stato premiato in Nuova Zelanda come libro dell’anno per il 2003.
Sotto il profilo del cineturismo questo è quindi il sottogruppo di film in cui si registrano i successi più eclatanti e più riusciti. La ragione di questi esiti risiede nel fatto che tali location, s’intendono quelle reali, assumono una nuova identità grazie al film che inscena, invece, un mondo irreale. Si tratta di un’immagine fittizia, ma che porta lo spettatore ad entrare nella realtà filmica; questo accade perché lo spettatore stesso, non riconoscendo alcuna vera località, si crea un’immagine della location completamente nuova e strettamente correlata alle scene che passano sullo schermo. In questi casi quindi il film conduce lo spettatore a scattare una propria e personale fotografia della realtà, secondo ciò che il film tenta di comunicare e secondo la propria percezione delle immagini viste.
Nel terzo sottogruppo di film girati in un luogo ma ambientati in uno differente, ci sono infine quelli in cui non viene fornita la vera identità dei luoghi in cui sono girati, ma solamente una copia verosimile o indefinita, rappresentata dall’ambientazione.
A questo proposito è opportuno uscire dall’ambito strettamente cinematografico per proporre un esempio preso dalla televisione, cioè la fiction TV che nel 2004 ha riscosso un successo cineturistico senza precedenti: si tratta di Elisa di Rivombrosa, prodotta da T.P.I. (Together Production International) per la regia di Cinzia TH Torrini.
I dati del 2004 relativi al numero di ingressi a musei, gallerie e scavi rivelano che i luoghi più frequentati sono quelli sponsorizzati dai media (grande fortuna l’ha avuta ad esempio Genova, capitale della cultura europea per il 2004 con un aumento del 130 percento di visite a Palazzo Reale); il dato più rilevante, però, è legato al successo della fiction TV delle reti Mediaset (la puntata finale dello sceneggiato è stata seguita da oltre dieci milioni di telespettatori), rivelatasi uno straordinario volano culturale per il Castello di Agliè, vicino a Torino, dov’è ambientata la serie. Tra gennaio e settembre 2004 i visitatori sono aumentati addirittura del 1.415 percento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e con essi, naturalmente, gli incassi (+1.565 percento).
Quello che se ne intuisce è l’enorme potenza comunicativa della televisione, e degli altri media, rispetto alle istituzioni culturali rimaste lontane dalla ribalta mediatica: di fatto, si sono svelati in calo, i tradizionali musei e beni archeologici tra cui addirittura gli Uffizi (-1,7 percento di visitatori) e il Pantheon a Roma (con un decremento di visitatori pari al 6 percento). Questi dati sono stati riportati sul Corriere della sera del 3 dicembre 2004.
Ad Elisa di Rivombrosa è stato assegnato anche il “premio speciale Pithecusa 2004”, dall’Ischia Film Festival, per la fiction TV che meglio ha valorizzato luoghi italiani (in questo caso il Piemonte), portando un incremento turistico.
C’è da dire, tuttavia, che la realtà della fiction, ambientata nella seconda metà del Settecento (precisamente nella Torino del 1769), è ben diversa dall’origine del borgo che risale al XII secolo. Il castello è stato trasformato nel prodotto di punta della soprintendenza per i Beni architettonici del Piemonte, ma la sua vera identità rischia adesso di essere ignorata in favore di quella settecentesca riprodotta nella serie TV.
La valenza cineturistica di Elisa di Rivombrosa è enorme, tuttavia è doveroso segnalare che è stata riscossa per ragioni che non riguardano solo la bellezza dei luoghi, ma anche e soprattutto per la straordinaria forza comunicativa della televisione. Queste premesse non sarebbero però bastate a generare un tale successo di spettatori e di turisti se il prodotto prodotto (in riferimento sia allo sceneggiato, sia al castello) fosse stato di qualità scadente.
Tornando al sottogruppo di film girati in una località che interpreta un altro posto verosimile o indefinito, non bisogna dimenticare che una gran parte di questo tipo di pellicole utilizza i teatri di posa (Nota 2) per questioni di comodità ed economia. Si devono considerare, infatti, tutte le licenze ed i permessi per effettuare le riprese in luoghi pubblici e privati, lavoro oggi svolto dalle Film Commission (Nota 3) devono inoltre essere conteggiate tutte le spese che non rientrano direttamente nella produzione di un film: i trasferimenti del cast (sia artistico che tecnico), il vitto e l’alloggio temporaneo, gli spostamenti degli arredi scenici e di tutti i mezzi tecnici per effettuare le riprese (luci, microfoni, costumi eccetera); in pratica si deve tenere conto di tutte le spese relative alle trasferte di una troupe cinematografica.
Può sorgere il dubbio che trattandosi di teatri posa non si dovrebbe più parlare di cineturimo. Si deve considerare, però, l’eccezione rappresentata dagli Universal Studios di Hollywood: infatti, oltre ad essere i complessi cinematografici in cui sono stati realizzati alcuni tra i film più importanti della storia del cinema, sono anche delle strutture aperte al pubblico. Gli Studios sono stati tra i primi al mondo ad aver creato un parco tematico con la riproduzione di alcuni set di film che ripercorrono gli ottant’anni di storia della casa di produzione e sono considerabili una tra le più grandi imprese d’intrattenimento del mondo.
Parchi tematici, locali e musei
Meritevoli di considerazione come veri e propri fenomeni di cineturismo, in quanto riguardanti un movimento turistico legato al cinema, sono i parchi di divertimento, i locali ed i musei a tema cinematografico.
Sono già stati già citati gli Universal Studios di Hollywood, ma è giusto ricordare che oggi esistono altri tre parchi della stessa catena che si aggiungono a quello storico californiano: in Florida ad Orlando, in Spagna a Tarragona (denominato “Universal Mediterranea”) ed in Giappone ad Osaka.
Altri parchi divertimento si possono porre allo stesso livello degli Studios: i cinque “Disney Destinations” (quattro resort, in California, Florida, Giappone e Francia, più una crociera in diverse soluzioni di giorni e destinazioni) e il Tabernas Film Studio, situato nel deserto di Almeria, nella Spagna del sud. Qui sono stati girati più di cento film, tra cui alcuni classici di Sergio Leone: si possono trovare saloon in stile western.
Anche l’Italia offre questo tipo di proposta con il Movieland Studios (appartenente alla catena Canevaworld Resort) che si trova a Lazise sul Garda, in provincia di Verona. Dopo l’apertura, nel 2002, di una singola attrazione ispirata ai tre film della serie Rambo, dal 2003 sono state via via aggiunte altre attrazioni, ognuna ispirata ad un particolare film di cui si riproducono gli effetti speciali; sono curati da tecnici specializzati e mostrati da stuntmen professionisti nei panni degli attori dei film. La tipologia delle attrazioni proposte e lo stile, con le dovute proporzioni, è quello degli Universal Studios americani.
Analoghi a questi parchi a tema sono anche alcune catene mondiali di locali notturni e ristoranti come il Planet Hollywood, dentro cui si possono trovare gadget d’ogni tipo, oltre a foto ed oggetti di scena usati dalle star hollywoodiane nei propri film.
Tra queste proposte d’intrattenimento legate al cinema, non possono mancare tutti i musei del cinema e del pre-cinema che entrano a pieno diritto tra tutto ciò che può portare un turista a scegliere una determinata destinazione.
Premesso che si sta parlando di un fenomeno che coinvolge il cinema e la domanda turistica, è doveroso escludere altri tipi di studi cinematografici che svolgono un’unica funzione, non turistica ed aperta al pubblico, ma strettamente, ad uso professionale. Ci si riferisce, quindi, a studi cinematografici come Cinecittà o come gli Studi di Papigno, vicino a Terni (di proprietà di Luigi Abete, presidente di Cinecittà, e della coppia Roberto Benigni - Nicoletta Branchi) e considerati gli studi più grandi d’Europa.

