L'autore

Serioli

Maura Serioli è laureata in Storia e Critica del Cinema con una tesi su Jaen-Luc Godard e Quentin Tarantino. Adora il cinema e gli è molto grata di tutto.


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Marco Fioretti - Porte e serramenti Marco Fioretti

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Opinioni

Potere ai piccoli!

I festival cinematografici stanno crescendo rapidamente. Non importa quanto siano piccoli: se realizzati bene permettono di fare vera cultura cinematografica. Per esempio, i corti…

Dal 3 al 9 novembre Bergamo ha ospitato l’edizione 2008 del concorso nazionale e internazionale di cortometraggi Cortopotere. Per Immaginazione si è recata alla serata della proclamazione dei vincitori Maura Serioli, che ha cercato di guardare la manifestazione con gli occhi dell’amante del cinema e non con quelli dell’addetto ai lavori.

Numeri importanti

Anche quest’anno la partecipazione è stata consistente, tanto che sono pervenuti ben 406 film provenienti da ogni parte del mondo (più della metà giunti dall’Europa, gli altri equamente divisi tra America, Asia e Africa). Di questi ne sono stati selezionati 50 (12 per il Concorso Nazionale, 33 per quello Internazionale), in prevalenza di fiction.

Spille Cortopotere

Il sito della manifestazione
Fai clic sull’immagine per visitare il sito della manifestazione.

La novità dell’anno è stato il Concorso Sceneggiature, nato a causa della grande affluenza di screenplay inviati annualmente all’organizzazione del festival; ha avuto così tanto successo che il proposito, per le edizioni future, è regalare al vincitore la possibilità di realizzare concretamente un corto della propria sceneggiatura.

I premi per le varie categorie sono stati assegnati da una giuria internazionale, grazie alla presenza di Dirk van der Straaten, il giovane direttore artistico dell’Amsterdam Short! International Film Festival. A intercalare la proiezione dei corti partecipanti al concorso è stata la rassegna dedicata ai film di tre grandi autori: Jacques Tati (mimo francese e grande attore di cabaret, nonché regista), Abbas Kiarostami (il celebre regista iraniano che muove i primi passi nel mondo dell’immagine in movimento con cortometraggi dedicati al mondo dell’infanzia) e Zbig Rybczynski (regista polacco noto per lo più dopo il suo trasferimento in America, dove ha realizzato videoclip per gente come John Lennon, Lou Reed e Pet Shop Boys). Infine, ad uso delle scuole è stata approntata la sezione Progetto Ambiente, per invitare a riflettere su problemi ambientali legati soprattutto all’acqua e al risparmio energetico.

Piccoli talenti crescono

È stato bello arrivare in Piazza della Libertà, dove ha sede l’Auditorium che ospita Cortopotere (ma anche il Bergamo Film Meeting), e trovarvi un elemento inatteso: infatti, proprio davanti all’ingresso del cinema, c’era “la serra”, uno spazio ricreato proprio come una sorta di vivaio, con tanto di telo in plastica trasparente che lo ricopriva, per sottolineare il fatto che a Cortopotere si coltivano giovani talenti. Al suo interno si trovavano pochi oggetti: più che altro depliant e cartoline della manifestazione, ma anche pennarelli e post-it a uso del pubblico, per lasciare la propria impressione e il proprio segno (e disegno) su una bacheca posta su un lato della serra. Le proiezioni sono iniziate nel pomeriggio e fino al momento della premiazione vera e propria i protagonisti indiscussi sono stati i corti di Tati, Kiarostami e Rybczynski. È stata l’occasione per vedere cortometraggi di epoche e latitudini differenti e di scoprire angolazioni inedite di autori più o meno noti.

Concorso internazionale di cortometraggi
La giuria del concorso internazionale per cortometraggi 2008 era composta dal critico cinematografico Fabio Zanello, dal critico Bruno Fornara, dal documentarista Giorgio Fornoni, dal membro organizzativo di Sguardi Altrove Alessandra Montesanto e dal direttore dell’Amsterdam Shorts! International Film Festival Dirk Van Der Straaten.

Il concorso internazionale dei cortometraggi
Premio
Titolo
Autore
Motivo
Miglior cortometraggio internazionale e migliore opera sperimentale Aprop Aitor Echeverria Il tema del corpo è centrale nel patrimonio audiovisivo degli ultimi anni. Nel cortometraggio di Aitor Echeverria il linguaggio del corpo nell’unità aristotelica di luogo, assume una declinazione verticale immersa in un bianco e nero, capace di esplorare il senso di dislocamento che sta alla base della bellezza femminile nella contemporaneità.
Menzione speciale La theorie des ensembles The Juliette Hamon Demourette, Jao Eka M’Changama e Marc Hericher Ironia, dissacrazione e divertimento: qui l’animazione povera e insieme raffinata decostruisce creando gag comiche, dove gli “attori” sono insiemi, figure geometriche e linee.
Migliore fiction Cafè Paraiso Alonso Ruizpalacios La delicata situazione di due sognatori viene visualizzata in uno stile visivo privo di orpelli ma carico di suggestioni emotive, come ci insegna tanto cinema latino di adesso.
Menzione per la fiction Un riff para Lazaro di Remi Borgeaud  
Migliore animazione Do It Yourself di Eric Ledune L’animazione digitale è al servizio della storia, ha la capacità di far parlare i silenzi, indaga sull’anima grottesca e surreale della tecnologia
Miglior documentario The Italian Doctor di Esben Hansen Per impegno civile, dove il medico Alberto Cairo nel documentarismo è un eroe silenzioso e appartato, più nobile di quelli di plastica che spesso ci propina Hollywood.
Miglior documentario
(ex aequo)
Old Man Peter di Ivan Golovnev Straordinario spaccato sulla wilderness, che sarebbe piaciuto al Kurosawa Akira di Dersu Uzala, è un cortometraggio che ci dimostra come la vera civiltà esista nella taiga siberiana e non nelle metropoli.
Premio del pubblico Aprop Aitor Echeverria  
Premio della direzione artistica Nous Olivier Hems  

Per quanto riguarda Tati, ad esempio, è stato molto interessante assistere alla proiezione di Gai Dimanche, del 1935, e di Cours du Soir, del 1967: nel primo caso Tati è esclusivamente uno dei geniali interpreti di una serie di sketch comici (il Clown Rhum è la sua spalla). Nell’altro invece, realizzato a distanza di più di trent’anni, l’autore francese si trasforma in factotum e tutto è nelle sue mani: la regia, il soggetto, l’interpretazione; il protagonista di Cours du Soir è il mitico personaggio Monsieur Hulot, in questo caso alle prese con una spassosissima lezione serale di mimo. La lezione forse non è ad esclusivo appannaggio degli studenti presenti in aula, ma anche di noi spettatori, degli “studenti” di tutte le epoche presenti in sala che (ri)scoprono l’ultimo grande esponente di un genere perduto e che ha visto in Buster Keaton e Charlie Chaplin i suoi inarrivati rappresentanti. Ancora più significativo il fatto che Tati dedichi un mediometraggio al mimo quando ormai la sua epoca è ampiamente conclusa, quasi volesse attualizzarlo e fare il punto della situazione.

Abbas Kiarostami è stata un’altra piacevole sorpresa: ho avuto modo di vedere alcuni dei suoi primissimi lavori risalenti al periodo in cui collaborava con il Kanun (l’Istituto per lo Sviluppo Intellettuale dei Bambini e dei Giovani Adulti). Si tratta di cortometraggi e mediometraggi che attraversano tutti gli anni Settanta e i primi Ottanta e che ci restituiscono un Kiarostami che già agli esordi presentava le caratteristiche che l’hanno accompagnato durante tutta la sua evoluzione di autore: l’attenzione per il mondo dell’infanzia e la partecipazione attiva degli spettatori, grazie a storie che per essere comprese richiedono uno sforzo e un processo di ricostruzione da parte di chi le guarda.

Concorso locale di cortometraggi Spazio Bergamo
La giuria composta da Matteo Cavalleri, Pietro Bianchi e Pietro Vertova ha assegnato il premio come miglior cortometraggio dello Spazio Bergamo a
Attraversando Gerusalemme, di Matteo Bini.
Questa la motivazione: "Per aver affrontato un argomento difficile e delicato come il conflitto israelo-palestinese attraverso la voce e lo sguardo di testimoni acuti ed intelligenti. Il lavoro sembra adottare all’inizio uno sguardo 'terzo' come è quello della minoranza cristiana in Palestina, ma già da subito emerge chiaramente l’impossibilità di ogni terzietà ed esternità, e la portata universale di quel conflitto. Il destino della Palestina riguarda tutti noi, e non ci si può esimere dal prendere una posizione."

La palma della rivelazione epifanica va però al polacco Zbig Rybczynski, che tra sperimentazioni tecniche analogiche e digitali, mi ha regalato il più grande sussulto emotivo della serata, grazie all’improbabile, cinico e irriverente Steps (1987), interamente realizzato con la tecnica del chroma key. In esso, un produttore televisivo accompagna un variegato numero di turisti americani (dai punkabbestia alla nonnina, dal cinefilo impenitente al bambinetto viziato) a rivivere uno dei momenti più alti toccati dal cinema, la scena madre della Corazzata Potemkin. Questa bizzarra umanità entra letteralmente nella scena e i gradini che sale (gli steps del titolo), sono quelli della scalinata di Odessa: mentre la furia cieca e stolida dei soldati trucida i civili, mentre la celebre carrozzina precipita incontrollata a folle velocità, questi esempi viventi del consumismo anni Ottanta scattano fotografie, si abbandonano a commenti decisamente fuori luogo, e banchettano allegramente accanto alle vittime della rivoluzione. Davvero un eccellente esempio di sperimentazione tecnica unita a polemica sociale e a ironia graffiante.

La seconda parte della serata è stata interamente dedicata alla premiazione e alla proiezione dei cortometraggi vincitori (riportati nella tabella), testimonianza di una produzione viva, florida e in costante evoluzione di linguaggi, temi e potenzialità espressive. Tra tutti i lavori premiati me ne sono rimasti nel cuore due in particolare: Amelia di Chiara Idrusa Schimieri e Nous di Olivier Hems. Nel primo un montaggio incalzante ci accompagna a scoprire l’eccezionale Amelia, un’arzilla nonnina di 94 anni che la macchina da presa accompagna in una sua giornata tipo: i pasti, la ginnastica, la TV, la badante polacca.

Concorso nazionale di cortometraggi
La giuria del concorso nazionale per cortometraggi 2008 era composta dalla programmer di MTV Roberta Ponticiello, dal montatore Gianandrea Tintori e dal fotografo Alessandro Brasile.

Concorso nazionale di cortometraggi
Premio
Titolo
Autore
Motivo
Miglior cortometraggio del concorso nazionale Il torneo Michele Alhaique Infine, per aver raccontato una storia con alto linguaggio filmico. Una storia di pochi minuti e ampio respiro in cui gli ottimi attori, muovendosi in ambienti restituiti come non luoghi, regalano emozioni
Menzione Last Kodachrome 40 For A Nizo S800 Davide Pepe Per la capacità di restituire la sensazione di un rapporto emotivo col mezzo tecnico e l’omaggio alla storia del cinema da Dziga Vertov al free cinema sperimentale in super8 di Derek Jarman
Menzione Alfred Leonardo Guerra Serragnoli Per l’ottima realizzazione stilistica e la cura degli elementi filmici in particolare: suono e fotografia.
Menzione L’Italia chiamò Matteo Scanni Per il valore di denuncia di un tema così grave.
Premio del pubblico Amelia Chiara Idrusa Scrimieri  
Premio della direzione artistica Il torneo Michele Alhaique  

Il problema è che Amelia non è esattamente un personaggio consueto; mentre svolge le attività quotidiane, commenta ciò che la circonda e legge le sue lucidissime e profonde (nonché ironiche) riflessioni sulla vita, tutte riportate ordinatamente su un quaderno di memorie.

Anche Nous mi ha toccata nel profondo, soprattutto per la tecnica utilizzata.

Il film, ispirato a un fatto reale, racconta in modo inedito la vicenda di un uomo ritrovato dopo molto tempo dalla sua morte perché oramai completamente abbandonato da tutti. La voce narrante è quella del poliziotto che ha ritrovato il cadavere e che registra i progressi della sua indagine: il ritrovamento del corpo, la perizia del medico legale, gli indizi sullo stile di vita del deceduto, le testimonianze di chi lo conosceva.

Concorso nazionale di sceneggiature
La Giuria del Concorso Sceneggiature 2008 era composta dalla sceneggiatrice Chiara Cremaschi, dal regista Massimo Donati e dal critico cinematografico Serafino Murri.

Concorso nazionale di sceneggiature
Premio
Titolo
Autore
Motivo
Miglior sceneggiatura Deu ci sia Gianluigi Tarditi Un racconto che sembra una fiaba ed invece è realtà, dove i personaggi sono sinceri e la vita scorre in ogni scena. Scritto con vividezza di immagini e partecipazione, ed un uso della lingua non fine a sé stesso, ci illumina sulle contraddizioni dei sentimenti e della vita.
Menzione speciale Trilogy Valentina Cestra Una commedia nera divertente e acuta, raccontata con ritmo eccellente e personaggi ben scolpiti nella loro caricaturalità, dove cinismo e innocenza si mescolano per tratteggiare un ritratto a tinte vivaci di una borghesia indolente e pronta a tutto, che rispecchia il carattere più grottesco di una certa Italia.
Menzione Totore Antonio Moreno
e Stefano Russo
Una storia esemplare raccontata con partecipazione e una non comune sensibilità per i registri linguistici, che attraverso la tragedia personale di un pescatore meridionale e dell’amato fratello Totore, disegna il dramma più ampio di un’Italia dura ma vera, che sembra condannata a vendere la propria anima.
Menzione L’ulivo Roberto Molteni Un racconto di formazione raccontato con sensibilità e gusto per il dettaglio. La scelta inusuale dell’ambientazione e la scioltezza dei dialoghi ne accrescono le qualità, donandoci il ritratto di un ragazzino che è costretto dalla vita a delle scelte di parte, ma riesce a non tradire i suoi sentimenti.

Un primo stridore lo abbiamo già a partire dal sonoro: il poliziotto riporta dati oggettivi, frasi fredde e calcolate, ma la sua voce è contaminata dalla pietà per quest’uomo, è rotta e trema incerta e incredula.

Ma sono le immagini ad esasperare la drammaticità del racconto, perché invece di trovarci di fronte alle evoluzioni investigative della voce narrante, lo schermo ci restituisce un filmino delle vacanze, di quelli girati in Super8, con le immagini più felici della vita di questa vittima della solitudine, con i sorrisi del più grande amore vissuto e che una volta finito ha portato la disperazione nella vita dell’innamorato abbandonato.

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