L'autore

Villa

Claudio Villa, docente di lettere, è pubblicista e critico cinematografico. È membro della giuria del David di Donatello e insegna anche in alcune Università del tempo libero. Collabora con riviste di cinema e con l’ANCCI (Associazione Circoli Cinematografici Italiani). Anima rassegne, cineforum e dibattiti.


Questo articolo
è per


Scheda dei film

Est-Ovest – Amore e libertà (Est-Ouest)
Bulgaria/Francia/ Russia/Spagna/ Ucraina
, 1999

Il ritorno (Vozvrashcheniye)
Russia, 2003

Il sole (Solntse)
Russia/Italia/Svizzera/ Francia, 2005

Vodka Lemon (idem)
Francia/Italia/ Svizzera/ Armenia, 2003

Moloch (Molokh)
Russia/Germania/ Giappone/Italia/ Francia, 1999

Da quando Otar è partito
(Depuis qu’Otar est parti...)
Francia/Belgio, 2003

Alexandra (Aleksandra)
Russia/Francia, 2007

4 mesi, 3 settimane, 2 giorni
(4 luni, 3 saptamâni si 2 zile)
Romania, 2007

Good Bye Lenin! (idem)
Germania, 2003

Le vite degli altri
(Das Leben
der Anderen)
Germania, 2006


 

Marco Fioretti - Porte e serramenti Marco Fioretti

Le migliori porte
e i migliori serramenti.
A Cernusco sul Naviglio, Milano.


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GBB Gabriele Bazzi Berneri

Gabriele Bazzi Berneri
è compositore e docente. Collabora con ImmaginAzione con articoli sulle musiche
dei film.


Vite Vite


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Calligari Calligari


1945

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La grande storia naturale d'Europa

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Guerrieri Comanche

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Il Signore degli Abissi

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Oltre

La pellicola dietro il muro

La dissoluzione dell’URSS ha permesso a registi e sceneggiatori di realizzare opere senza censura. Ma a parte l’ex Germania Est, le altre nazioni non hanno ancora fatto i conti con il passato comunista

Nel novembre del 1989 cade il muro di Berlino e la Germania può così riunificarsi, mentre si sgretola il blocco comunista sovietico. Non è la “fine della storia”, come qualcuno frettolosamente aveva ipotizzato, ma l’inizio di una nuova epoca tuttora in corso, che viene indicata mediante la categoria ermeneutica omnicomprensiva nota come globalizzazione.

Per registi e sceneggiatori è un’occasione d’oro per rileggere la propria storia passata e raccontarla in forma di narrazione cinematografica, finalmente senza le preoccupazioni di trovare il modo per sfuggire alla censura comunista. Gli esempi sono però rari e riguardano in prevalenza la società post comunista più che la storia passata.

Nel 1999 il coraggioso regista francese Régis Wargnier in Est-ovest – Amore-libertà aveva messo in scena la vicenda di un medico russo e della sua famiglia che, nel 1946, dalla Francia ritornavano in patria convinti di essere accolti a braccia aperte, come Stalin aveva promesso. Invece è accusato dapprima di essere una spia e alla moglie è poi ritirato il passaporto. Il sogno di fuggire dal mancato paradiso sovietico è sempre più forte, nonostante il film faccia credere il contrario... Malgrado il cast stellare, nel film recitano tra gli altri Sandrine Bonnaire e Catherine Deneuve, il film è stroncato brutalmente da una critica ingenerosa: il Dizionario dei film curato da P. Mereghetti lo definisce “…Anacronistico film da guerra fredda… che vuole rivelare gli orrori e la miseria che si celavano dietro la cortina di ferro: forse un modo per consolare chi vive oggi, nelle macerie di quei regimi…” (pag. 1024). È a mio parere un giudizio molto ideologico e poco estetico.

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Non è proprio il paradiso...
Nonostante le promesse tutte rose e fiori fatte dal regime stalinista agli emigranti di ritorno in patria dopo la seconda guerra mondiale, lo scenario che si trova di fronte la famiglia Golovin una volta toccato il suolo russo è inquietante. Alexei, Marie ed il piccolo Sergey si trovano infatti a dover fare i conti con miseria, diffidenza e sopraffazione.

Alcuni lavori sul mondo post comunista sono davvero interessanti: Il ritorno (2003) di Andrei Zvyagintsev, vincitore del Leone d’oro a Venezia nel 2003, è parabola poetico-edipica sulla morte del padre (il comunismo?) in una Russia mitica e quasi fuori dal tempo.

Più esplicito è Da quando Otar è partito (2003, di Julie Bertucelli); è ambientato a Tibilisi, capitale della Georgia, dove nonna, figlia e nipote si arrangiano per sopravvivere nella devastata società post comunista.

È pregevole pure Vodka Lemon (2003, di Hiner Saleem); in un innevato villaggio del Kurdistan armeno (un’ex repubblica dell’URSS) il vedovo sessantenne Hamo, ex ufficiale dell’Armata Rossa con una pensione di sette dollari al mese, conosce Nina, un’attraente vedova cinquantenne.

Toro, uno dei film di Aleksandr Sokurov, il regista russo più famoso, è purtroppo invisibile in Italia; il film è imperniato sulla figura di Lenin e fa parte della trilogia sul potere. Gli altri film di Sokurov che compongono la trilogia sono Moloch (1999, su Hitler) e Il sole (2005, sull’imperatore giapponese Hirohito).

Quasi invisibile, distribuito poco e male, è un altro suo film importante: Aleksandra, del 2007. È la storia di una vedova che si reca a trovare il nipote Denis, che è capitano dell’esercito russo di occupazione stanziato a Grozny, la capitale della Cecenia.

Di grande rilevo per la conoscenza della vita quotidiana sotto il comunismo è la Palma d’oro di Cannes 2007: 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, di Cristian Mungiu. Nella Bucarest della Romania di Ceausescu (nel 1987), Gabita cerca di procurarsi un aborto ed è aiutata dall’amica Otilia, anche se sotto il regime ciò costituiva un reato gravissimo e punito duramente. Seppur il tema principale sembra l’interruzione di gravidanza, il film offre in realtà uno spaccato prezioso della vita quotidiana negli ultimi anni del comunismo.

Colori lividi, interni squallidi, vite allo sbando, il film è quasi un paesaggio da natura morta, in cui la gente sopravvive con la menzogna, con l’inganno e (quando può) con la sopraffazione.

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Un pezzo di carne indigesto
Nella Romania di Ceausescu, abortire è un crimine punibile con il carcere. Quando Gabita scopre di essere incinta, chiede l’aiuto alla compagna di università Otilia. L’aborto di Gabita causerà incredibili sofferenze ad entrambe, sia dal punto di vista fisico sia da quello morale. Il finale del film mostra due scene raccapriccianti: una è la visione del feto abbandonato per terra, l’altra è la cena a base di carne ordinata da Gabita dopo l’aborto e che richiama inevitabilmente il feto stesso. Queste due scene si inseriscono però bene nello spirito del film e non sono fini a sé stesse.

Il film di Cristian Mungiu è però un caso isolato: almeno sui nostri schermi (lasciamo perdere i festival, riservati a una ristretta élite) non sono ancora arrivate pellicole che ci narrino in modo esauriente il passato dei Paesi ex comunisti. L’eccezione che conferma la regola è la Germania; dopo aver fatto i conti con la dolorosa esperienza del nazismo, è riuscita a fare altrettanto con il comunismo: basta solo pensare alla mirabile saga di Heimat di Edgar Reitz. Ma la cinematografia tedesca ha prodotto altri due film di grande livello sul passato comunista della DDR: il primo è Good Bye Lenin! (2003, di Wolfgang Becker), caratterizzato da una chiave satirica e ironica e a cui abbiamo dedicato il box alle pagine precedenti; il secondo è il grandioso Le vite degli altri (2006, di Florian Henckel von Donnersmarck), che ha vinto il premio Oscar 2007 per il miglior film straniero.

Una scena memorabile: l’ultimo saluto di Lenin

Il film Good Bye Lenin! si segnala per il tono ironico e contemporaneamente poetico che lo pervade. Christiane Kerner, leva di base del Partito e madre di due giovani (il marito è fuggito anni prima in Occidente) abita a Berlino Est. In seguito a una malattia, passa in coma otto mesi della sua vita, proprio quelli che vedono la Storia capovolgersi: quando si risveglia il mondo come lo conosceva non esiste più, perché il muro di Berlino è crollato e il socialismo ha alzato bandiera bianca. I figli di Christiane, per evitare alla madre pericolosi traumi che potrebbero compromettere la salute del suo cuore e farle così rischiare la vita, operano in ogni modo per farle credere che tutto sia come prima. Mentre la madre è costretta a letto per la convalescenza, si danno da fare per rastrellare gli ultimi prodotti (alimentari e non) dell’ormai scomparsa Repubblica Democratica Tedesca e arrivano persino a registrare finti telegiornali nello stile paludato dei vecchi tempi.
In questa scena memorabile, Christiane esce finalmente di casa mentre il figlio, esausto, si è assopito in poltrona. Il caso vuole che un elicottero stia trasferendo proprio in quel momento una statua di Lenin….

Christiane si rende conto che qualcosa non va appena esce di casa: un gruppo di giovani (provenienti dall’Ovest!) sta arredando casa con mobili dalle fogge davvero strane, per strada ci sono automobili mai viste, una pubblicità dell’Ikea campeggia proprio di fronte al suo palazzo… Non fa in tempo a rendersi conto di tutto ciò, che un rombo annuncia l’arrivo di qualcosa di importante. 01
 
Con sua grande meraviglia e costernazione, Christiane vede un elicottero che trasporta una statua di Lenin.
Ai suoi occhi di fedele membro del Partito, sembra proprio un angelo disceso dal cielo.
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E quando la statua passa proprio di fronte a lei, Christiane quasi crede che il gigante del comunismo le stia parlando personalmente, in una sorta di epifania. 01_2
 
Ma l’inquadratura seguente è di tutt’altro tono: quello di Lenin era forse un commiato, a suggello di un’epoca che è definitivamente tramontata e di una nuova realtà con la quale Christiane dovrà imparare a fare i conti. 01_3
 
Ma come può una donna vissuta nel comunismo e per il comunismo rinunciare a tutte le certezze che hanno puntellato la sua esistenza? Christiane si ritrova in un mondo estraneo e ostile, che proprio non comprende. 01_4

 

Per apprezzare appieno Le vite degli altri occorre fare attenzione a ciò che si vede ma che non è esplicitato. La storia è in realtà semplice: nella Berlino Est del 1984, Gerd Wiesler, ufficiale della polizia segreta (la famigerata Stasi) è incaricato di spiare l’attività del drammaturgo di successo Georg Dreyman. Nel corso della vicenda, Wiesler protegge l’intellettuale e la sua compagna, trasformandosi da spettatore ad attore degli avvenimenti. Il finale è tra i più belli della storia del cinema e alcune immagini sono memorabili. La vita privata del funzionario non è altro che la prosecuzione in ambito domestico dell’attività per il partito. Tra le cose che si notano solo dopo, magari parlando con altri spettatori, vi è il fatto che Wiesler per tutto il film non sfiora alcun essere umano e tocca una persona solo quando ha un rapporto sessuale con una prostituta; è uno di quei suggerimenti non espliciti cui si accennava prima: la vita di Wiesler sembra la metafora di un sistema politico che tutto vede e tutto organizza, ma in cui il contatto umano non c’è.

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Ai margini della vita altrui
Nel 1984 il capitano della Stasi (il Ministero per la Sicurezza dello Stato, organo di controllo pervasivo e spietato) Gerd Wiesler, viene incaricato di spiare lo scrittore di teatro, Georg Dreyman. Wiesler non ha rapporti con nessuno, semplicemente assiste per mestiere a ciò che accade nelle vite degli altri. E non è un caso che nell’unica scena delle Vite degli altri in cui compare insieme a Dreyman sia ai margini dell’inquadratura.

A un altro livello, il film è un modello-paradigma di come il cinema possa mettere la macchina da presa al servizio di una revisione dolorosa e catartica del passato. Speriamo che questo esempio della cinematografia tedesca sia seguito da quelle di altre nazioni.

Mentre scriviamo giunge la notizia della morte del grande scrittore Aleksandr Isaevič Solženicyn: il suo Arcipelago Gulag è una miniera di storie e racconti che aspetta solo qualche audace regista che li trasformi in film.

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