L’amore del cannibale
Il quarto film della serie dedicata ad Hannibal Lecter svela i motivi che hanno portato il piccolo Hannibal a diventare il cannibale. Scopriamo così che si può diventare disumani per proteggere la propria umanità
Non siamo sempre teneri con i sequel dei film di successo, che spesso reputiamo mere azioni commerciali volte a monetizzare il più possibile il gradimento che il pubblico ha mostrato verso una determinata opera. Personalmente, detesto ancora di più i cosiddetti prequel, cioè i film che vengono girati dopo una pellicola di successo ma che raccontano invece fatti antecedenti a quelli narrati nel primo film.
Non c’è una ragione seria per questa mia avversione: probabilmente soffro di qualche malattia neurale che mi costringe a credere che il tempo possa scorrere solo in avanti. Però così è: i prequel, istintivamente, non mi piacciono.
Ho dovuto perciò fare molta forza sull’amore che provo per il personaggio di Hannibal the cannibal per costringermi a vedere Hannibal Lecter – Le origini del male. È l’ultimo film della serie ad essere stato realizzato ma racconta della giovinezza del protagonista e dei motivi che l’hanno portato ad essere il mostro che è. Nel box “La storia letteraria e cinematografica di Hannibal Lecter” potete trovare un riepilogo cronologico delle sue avventure. Qui mi preme soffermarmi sull’ultimo film uscito, perché a mio giudizio è il più profondo dei quattro.
Maniaco, ma affascinante
La figura di Hannibal Lecter merita un approfondimento. Indubbiamente egli è un maniaco: narcisista ed egocentrico, arriva al punto di mangiare le vittime del suo complesso di onnipotenza.

Una scena memorabile
Il terzo film della serie (Hannibal) si chiudeva con una scena memorabile: Hannibal Lecter faceva mangiare al proprio nemico il suo stesso cervello, dopo averlo opportunamente reso insensibile. Questo gesto è più comprensibile alla luce dei fatti narrati nel prequel.
Però è anche un fine intenditore di ciò che è bello: apprezza la buona arte, i buon cibo, i buoni vini, la buona musica. È capace di intrattenere discussioni su qualunque argomento, anche a livello magistrale. Inoltre è un uomo che non si piega: sempre sicuro di sé, arriva addirittura a tagliarsi una mano prima dell’arrivo della polizia per liberarsi dalle manette che lo tengono imprigionato.
È uno di quei personaggi cui si perdonano le trasgressioni alla legge perché ci si rende conto che, in effetti, il loro livello intellettuale e morale li pone al di sopra di essa. Dal punto di vista letterario.
Hannibal Lecter è un personaggio pieno di qualità straordinarie. Ma perché ha deciso di porsi al di sopra degli uomini anziché di vivere in mezzo a loro? Perché non condivide con il resto dell’umanità le sue grandi doti, anziché usarle solo per il proprio diletto e diventare Hannibal the cannibal?
Ecco, Hannibal Lecter – Le origini del male vuole dare risposta proprio a queste domande. È in verità lo fa efficacemente. Purtroppo, le risposte sono terribili.
Un passato dolorosissimo
In Hannibal Lecter – Le origini del male scopriamo che allo scoppio della seconda guerra mondiale il piccolo Hannibal, rampollo di una nobile famiglia lituana, rimane da solo con la sorella minore durante l’avanzata dell’esercito tedesco.
Isolati in un capanno di caccia, vengono fatti prigionieri da un gruppo di uomini filonazisti (in realtà si tratta di veri e propri banditi), che per sopravvivere alla penuria di cibo e al rigido inverno, mangiano Misha, la sorellina di Hannibal.
Sopravvissuto alla guerra, riesce a uscire dal suo castello (divenuto nel frattempo un orfanotrofio sovietico) grazie a uno zio francese che lo prende con sé. Conosce così Murasaki Shikibu, compagna dello zio. Verso di lei il piccolo Hannibal prova all’inizio una sorta di amore filiale, che si trasforma ben presto in qualcosa di più adulto e che viene in qualche forma ricambiato dopo la morte dello zio e quando Hannibal è ormai uomo fatto.
Quanto subito in guerra non è però passato senza lasciare segni profondi. Hannibal si accusa sempre di non essere riuscito a proteggere la piccola Misha e soffre inoltre di un’amnesia che gli impedisce di ricordare esattamente i particolari dell’accaduto.
Sa però che è sopravvissuto e che è diventato forte. Nulla lo scuote: è in grado di ragionare sempre lucidamente, ha il coraggio di fare ciò che è necessario ed è anche pronto a uccidere per proteggere sé stesso e i suoi cari. Uccide così il macellaio del paese, che aveva violentemente importunato Murasaki Shikibu: è il suo primo omicidio. Il primo di una lunga serie.
Ma l’equilibrio di Hannibal viene definitivamente compromesso quando finalmente ricorda che cosa è successo nei tragici giorni della morte di Misha, grazie al racconto di uno degli antichi sequestratori, che Hannibal ha nel frattempo rintracciato. Questi gli rivela che lui stesso, ragazzino, ha partecipato al pasto basato sulle carni della sorella, altrimenti non sarebbe sopravvissuto.
La coscienza non solo di non essere riuscito a salvare Misha ma di averla addirittura mangiata è ciò che scollega definitivamente Hannibal da qualunque sentimento umano. Da questo momento per lui esiste solo la vendetta e il proprio tornaconto. Non deve più rendere conto a nessuno, né affezionarsi ad alcuno: il dolore è troppo grande. E il primo gesto di vendetta, è proprio cibarsi delle guance (cioè la parte più tenera del corpo) del suo antico carceriere.
Un invito all’amore
Se fosse tutto qui, la trama di Hannibal Lecter – Le origini del male sarebbe quella di un film avvincente, ma nulla di più.
In realtà c’è una scena che conferisce significato e valore a tutto il film, in quanto permette di comprendere meglio le azioni di Hannibal e di confrontarle con quelle di ognuno di noi.
Quando Hannibal è ormai avviato su quel percorso che lo porterà a diventare the cannibal, Lady Murasaki si rende conto di ciò che sta accadendo a quel ragazzo che lei ama teneramente e che ricambia il sentimento. Proprio in forza di questo sentimento, gli chiede di abbandonare i suoi propositi di vendetta: lei è una votata alla bellezza, all’equilibrio, e non potrebbe amare un uomo schiavo dell’odio. Hannibal è tentato, ma la tentazione dura solo un secondo: il dolore è troppo grande e Hannibal sceglie di non sentirlo più. Si pone così al di sopra di tutti e diventa onnipotente.
Ciò che succede in queste brevi scene ha radici profondissime. Da una parte c’è un dolore enorme, devastante, infinito; un dolore che grida vendetta. Ma Murasaki Shikibu fa la cosa giusta; sa che, per superare il dolore, la vendetta è inutile e che per rimarginare una ferita dolorosa serve solo un’alternativa fatta d’amore. È l’amore che risana il dolore. Non la vendetta, neppure la giustizia. L’amore.
Possiamo accettare il dolore passato solo se nel presente abbiamo un’alternativa d’amore.
Hannibal bambino ha sofferto più di quanto una persona normale possa sopportare e per sopravvivere ha dovuto indurirsi. Ma Hannibal adulto ha ora la possibilità di scegliere: continuare a chiudersi per non sentire il dolore o accettarlo e aprirsi all’amore, con il rischio di soffrire nuovamente. Purtroppo Hannibal Lecter non si fida più.

Un amore abortito
Hannibal Lecter e Lady Murasaki. Il loro rapporto sarebbe potuto diventare la salvezza di Hannibal, se solo egli si fosse fidato.
Facendo le debite proporzioni, anche noi siamo sottoposti a questo meccanismo perverso. Purtroppo, i dolori e le fregature fanno parte della vita: capitano a tutti. Ma noi abbiamo ogni momento la possibilità di scegliere se rinchiuderci in noi stessi o continuare a tenere aperto il cuore agli altri. Ai vicini, ai colleghi, agli extracomunitari. O semplicemente alla moglie o al marito, ai figli o ai genitori.
I film che vedono protagonista Hannibal Lecter si basano sui libri di Thomas Harris, uno scrittore che in realtà scrive pochissimo: la sua carriera è infatti iniziata nel 1975, ma da allora ha pubblicato solo cinque libri. Di questi, quattro sono incentrati su Hannibal Lecter. Nella tabella seguente sono riportati tutti i titoli (con i film corrispondenti) ordinati cronologicamente secondo i fatti raccontati. Si noti che il primo libro (Red Dragon) ha avuto due riduzioni cinematografiche.
Titolo del libro |
Anno |
Titolo e anno del film |
|---|---|---|
| Hannibal Lecter – Le origini del male (Hannibal Rising) |
2006 |
Hannibal Lecter – Le origini del male (Hannibal Rising, 2007), interpretato da Aaran Thomas |
| Il delitto della terza luna (Red Dragon). Ristampato come Red Dragon |
1981 |
Manhunter – Frammenti di un omicidio (Manhunter ,1986), con Brian Cox Red Dragon (idem, 2002), con Anthony Hopkins |
| Il silenzio degli innocenti (The Silence of the Lambs) | 1988 |
Il silenzio degli innocenti (The Silence of the Lambs, 1991), con Anthony Hopkins |
| Hannibal (idem) | 1999 |
Hannibal (idem, 2001), con Anthony Hopkins |


