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La guerra di Charlie Wilson
Guardare film come questo è davvero un piacere. La guerra di Charlie Wilson è infatti una di quelle opere che può essere gustata a più livelli, secondo la sensibilità dello spettatore.
Il primo livello, il più appariscente, è quello che verrà sicuramente apprezzato da chi si riconosce nei protagonisti e nei valori americani: noi siamo i buoni e perciò dobbiamo far fuori quanti più Russi possibile. È, in un certo senso, la rivisitazione del duello tra Davide e Golia, solo che adesso la parte del combattente gigante è sostenuta dall’esercito sovietico.
Il film è infatti ambientato agli inizi degli anni Ottanta, quando l’esercito sovietico ha invaso l’Afghanistan e pareva invincibile. Gli USA si limitavano a sterili proclami, senza riuscire a mettere a punto un’azione d’aiuto efficace che sostenesse la resistenza interna.

Tom Hanks e Julia Roberts
Per la parte di Charlie Wilson è stato scelto Tom Hanks, che per quanto non molto simile al personaggio da lui interpretato (anche fisicamente, Charlie Wilson è una persona fuori dal comune) riesce a darne una versione convincente.
Julia Roberts interpreta invece il ruolo di Joanne Herring, una ricca possidente: è lei che, sulla forza delle sue convinzioni religiose e politiche, spinge Charlie Wilson a intraprendere l’azione che porterà alla sconfitta dell’esercito sovietico.
La situazione cambia quando Charlie Wilson, imprenditore texano e membro del Congresso conosciuto più per la sua condotta godereccia che per le leggi proposte, decide che è ora di intervenire. Grazie alla sua rete di conoscenze e ai numerosi crediti di favori che possiede presso altri membri del Congresso, riesce a far aumentare progressivamente gli stanziamenti da 5 milioni di dollari a 500. L’enorme disponibilità di denaro e la capacità di Charlie Wilson di convincere alla cooperazione contro l’URSS anche nazioni storicamente nemiche tra loro come Israele, Egitto e Pakistan consentono di equipaggiare i mujaheddin afgani con armi moderne e in grado di abbattere gli elicotteri e gli aerei sovietici. Le armi e l’addestramento fornito dagli USA si rivelano decisivi: i mujaheddin distruggono la macchina bellica sovietica e provocano il ritiro dell’esercito invasore.

Inizia la riscossa
In questo montaggio, la scena culminante: la resistenza afgana, finalmente ben armata e ben addestrata, riesce per la prima volta ad abbattere gli elicotteri sovietici che stanno facendo stragi nei villaggi.
In quest’ottica, il film è pregno di valori americani. Oltre a quello ovvio della superiorità dell’american way of life, vi è quello della tenacia e della volontà che permette il raggiungimento dei propri scopi. Benché Charlie Wilson non spari mai un colpo né sferri mai un pugno, non è difficile vedere in lui lo stesso spirito di Rambo.
Ma, come dicevamo, La guerra di Charlie Wilson può essere anche visto ad altri livelli.
Non è per esempio facile rimanere indifferenti al modo con cui, nei palazzi di potere, si decide nel bene e nel male la sorte di migliaia di persone. Gli intrighi e gli scambi di favore, uniti a un’abitudine a considerare freddamente le opportunità di ogni mossa, sono ciò che permette il raggiungimento dei propri obiettivi. A poco valgono i continui richiami di Charlie Wilson alle popolazioni afghane e alle loro sofferenze: resta il fatto che ciò che viene fatto è rispondere colpo su colpo. La forza della nonviolenza sembra proprio essere stata un’eccezione gandhiana.
Infine, è la conclusione del film che lascia più l’amaro in bocca: dopo aver speso due miliardi di dollari per sostenere la resistenza afghana, gli USA rifiutano di stanziarne un solo milione per la ricostruzione delle scuole. È il vertice della miopia sia umanitaria sia politica: i politici del tempo non si sono resi conto che battere i sovietici non sarebbe stato sufficiente e che era necessario sostenere la ripresa economica e civile del paese per evitare, come purtroppo è successo, che in assenza di uno stato solido e democratico prendesse il potere la frangia più estremista della popolazione.
Sono lezioni che possono essere valide anche per situazioni più recenti, e non solo in Iran: in ogni paese l’istruzione è ciò che permette al paese stesso di mantenere rapporti critici e nel contempo saldi con le istituzioni. Tagliare i fondi per l’istruzione non vuol dire solo creare un popolo bue: vuol dire anche esporre il fianco all’attacco del primo gruppo di facinorosi in grado di mettere insieme un discorso affascinante, anche se insensato.
Una nota per concludere: La guerra di Charlie Wilson si basa su fatti davvero accaduti: Charlie Wilson esiste realmente e davvero ha fatto ciò che viene raccontato nel film. Lasciamo al lettore il giudizio sul fatto che l’attività di una sola persona possa (oltretutto nella più completa ignoranza da parte di media) sconfiggere l’esercito ritenuto il più potente al mondo sia rassicurante o terrorizzante.
La guerra di Charlie Wilson |
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Salviamo il pianeta blu
Questo documentario, prodotto per la BBC, si segnala per il taglio particolare con cui esamina il problema del progressivo impoverimento delle specie ittiche.
Pur segnalando i danni provocati dalla pesca sempre più avida, dalla rovina dell’ambiente naturale e dall’inquinamento, non si abbandona mai al catastrofismo, ma cerca di descrivere con obiettività la situazione e di segnalare i rimedi che possono già essere attuati per invertire la tendenza al disastro.

Più che stupire con effetti speciali e riprese spettacolari, Salviamo il pianeta blu fa un’efficace opera di informazione, presentando comunque avvenimenti e dati attraverso immagini interessanti e coinvolgenti.

Il documento verte principalmente sul problema rappresentato dalla pesca intensiva, problema che riguarda sia la sopravvivenza di numerose specie ittiche sia la conservazione di habitat, che vengono distrutti proprio dalle tecniche di pesca.
I metodi di pesca odierni vengono descritti in tutta la loro efficacia (ma, ripetiamo, mai con un atteggiamento portato al catastrofismo o accusatorio), spiegandone gli effetti e riportandone i dati di mercato. A dire il vero, fa una certa impressione rendersi conto che le tecniche di pesca intensiva usate oggi sono superiori alle tecniche di guerra usate fino al primo conflitto mondiale. In effetti, oggi non solo si fa uso di esplosivo di profondità, ma anche di sonar, di cianuro e addirittura di aerei da ricognizione che indirizzano i pescherecci verso i banchi di pesci più promettenti.
La descrizione della pesca moderna riguarda tuttavia solo uno degli aspetti ancora poco conosciuti del problema; un altro aspetto è quello delle abitudini alimentari umane, abitudini che hanno molto a che fare con l’apprezzamento di tipi di pesce specifici e che perciò rendono questi particolarmente ricercati. Il loro prezzo cresce di conseguenza e con esso cresce anche l’incentivo per i pescatori a ricercare queste varietà.

Dramma in pescheria
In una moderna pescheria si possono trovare molti testimoni di un dramma alle soglie del disastro.
Addentrandosi negli aspetti culinari e commerciali legati al pesce, Salviamo il pianeta blu offre così nel contempo un panorama più ampio del problema e un approfondimento di un aspetto che probabilmente nessuno di noi sospetta quando si trova di fronte a un bastoncino di pesce. A proposito: il merluzzo è proprio una delle specie a rischio.
Come accennato, Salviamo il pianeta blu delinea anche alcuni interventi che possono già essere attuati per impedire che intere specie scompaiano dai mari. Il futuro sta probabilmente nei vivai, vere e proprie “coltivazioni” di pesce che permetterebbero di abbattere drasticamente uno dei maggiori danni provocati dalla pesca intensiva: la pesca, l’uccisione e l’abbandono delle specie non desiderate. Questo è forse l’aspetto più impressionante di tutta la vicenda: insieme con le specie espressamente ricercate, vengono pescati tanti altri tipi di pesce che tuttavia non vengono considerati commercialmente utili. Questi pesci ormai morti vengono perciò ributtati in mare, provocando così una distruzione paragonabile a quella di un’intera fattoria solo per tirare il collo al pollo domenicale. La gestione di un vivaio richiede però tecniche non ancora a punto: anche i problemi di questa soluzione sono mostrati in modo efficace.
Viene infine discussa la possibilità di creare riserve marine assolute, aree cioè in cui è vietata qualunque attività umana. A sostegno della convenienza di questa soluzione parlano i dati: le riserve marine esistenti hanno comportato un aumento della pescosità delle aree circostanti, a vantaggio dei pescatori
| Salviamo il pianeta blu Durata: 49’ Codice area: tutte Formato audio: Stereo Formato video: 16:9 Lingue e sottotitoli: italiano e inglese Prezzo al pubblico: €14.90 (IVA assolta) Distributore: Cinehollywood |
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