L'autore

Claudio Romeo

Claudio Romeo, giornalista e divulgatore, scrive professionalmente libri e articoli di informatica dal 1994. Come tutti gli amori tardivi, quello per il cinema l’ha travolto.


Questo articolo è per:


Scheda
dei film citati


Pleasantville (idem)
USA, 1998

Le fate ignoranti (idem)
Italia/Francia, 2001

Saturno contro (idem)
Italia/Francia/Turchia, 2007

Le pagine della nostra vita (The Notebook)
USA, 2004

In videocassetta
e in DVD

Potete trovare alcuni dei film citati nelle seguenti biblioteche del Sistema Bibliotecario Milano Est.


Pleasantville

Le fate ignoranti

EDT Collegamento alla pagina Web di Emisfero Destro Teatro

Emisfero Destro Teatro,
a Cassina de' Pecchi,
apre le iscrizioni
al Laboratorio dell'attore.


Marco Fioretti - Porte e serramenti Marco Fioretti

Le migliori porte
e i migliori serramenti.
A Cernusco sul Naviglio, Milano.


 

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Oltre il film

Una famiglia da film

Paradossalmente, la famiglia è il grande assente tra i protagonisti dei film. E, quando lo è, spesso ne viene fuori con le ossa rotte. Perché? Cerchiamo una risposta tra i film di Ferzan Özpetek e di altri

l canovaccio più frequente fra le trame di film è quello che vede un uomo e una donna superare numerose avversità o incomprensioni per coronare infine il loro sogno d’amore.

Ecco, sembra proprio che a livello artistico l’unica cosa importante per gli esseri umani sia questa: coronare il loro sogno d’amore.

Nulla da eccepire su ciò: trovare una compagna o un compagno per la vita rende senz’altro la vita stessa degna di essere vissuta. Eppure è curioso come la maggior parte dei film si soffermino su ciò che avviene prima della vita familiare, non su ciò che avviene quando la coppia si è consolidata ed è diventata famiglia. Che sia un tema di scarso interesse?

La famiglia: un ambiente scontato

La famiglia è molto più usata come ambientazione per lo svolgersi della storia nei telefilm che nelle pellicole cinematografiche.

A partire dalle classiche serie americane (La famiglia Brady, La famiglia Bradford, Happy Days, I Robinson, Settimo cielo e così via, per tacere della Famiglia Addams e dei Simpson) per arrivare alle nostrane Casa Vianello, Il mammo e I Cesaroni, la famiglia è stato un luogo ideale per far agire e interagire i personaggi inserendoli in un contesto normale e quotidiano.

Al cinema, la normalità e la quotidianità sembrano essere scansate come la peste da scrittori e sceneggiatori. Le eccezioni della Famiglia Addams e dei Simpson sono proprio tali e confermano la regola: sono film tratti da serie TV. E sono anche film ben particolari, visto che il primo parla di una famiglia di pazzi in stile ironico-orrorifico e l’altro è comunque un cartone animato e che le vicende raccontate sono almeno due spanne sopra le righe. Badate: questo non è un giudizio di merito, ma solo una sintetica descrizione: personalmente, adoro i film tratti da entrambe le serie TV.

Ma perché la normalità e la quotidianità di una famiglia non vengono ritenute sufficientemente interessanti per il cinema?

Be,’ va da sé che attira di più la passione dell’innamoramento anziché l’amore condiviso quotidianamente tra la spesa da fare, i conti da pagare e tutta la routine della vita familiare.

Inoltre, secondo il vecchio proverbio “fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”, la famiglia è spesso stata oggetto di racconti quando le cose vanno male: Kramer contro Kramer, La guerra dei Roses e così via. Molto particolare è il film Pleasantville (1998), che ambientato ai giorni nostri mostra il confronto tra la famiglia reale dei protagonisti (disgregata è l’unico aggettivo per definirla) e quella sognata da David, l’adolescente che si rifugia nei telefilm rassicuranti degli anni Cinquanta per sognare una famiglia solida e dai ruoli ben delineati: il padre che torna a casa alla sera annunciando: “Tesoro, sono a casa” e che viene accolto dalla moglie premurosa, le prime colazioni abbondanti, i letti dei genitori rigorosamente a una piazza e ben separati perché nessun accenno al sesso è permesso, la squadra dei vigili del fuoco che ha un’autopompa lucente ma che non è in grado di spegnere un incendio perché nella società perfetta non ce ne sono.

Pleasantville

Il segno del cambiamento
In Pleasantville, dopo che Jennifer ha fatto scoprire le gioie del sesso al suo ragazzo, questi vede per la prima volta un oggetto a colori: è una rosa. Ben presto, questo virus si spargerà ovunque, contagiando giovani e adulti.

 

La famiglia: un ambiente soffocante

Sembra che, almeno dal punto di vista dell’ispirazione per il cinema, la famiglia sia percepita solo o come una costruzione destinata ad andare in rovina o comunque come una sorta di prigione soffocante. Per sviluppare questo punto di vista, mi soffermerò su alcuni film di Ferzan Özpetek. Si tratta di una scelta per forza di cose parziale, ma che ritengo utile per delineare un certo atteggiamento (non solo del regista di origini turche) verso la famiglia che oggi è piuttosto comune e condiviso.

Ozpetek

Un italiano di Istambul
Ferzan Özpetek (a destra), con il Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano.
Il registra è nato a Istanbul il 3 febbraio 1959, ma da circa trent’anni vive e lavora in Italia. La sua produzione cinematografica è riconoscibile dal tema dell’omosessualità, che è quasi sempre presente in modo più o meno marcato. Fa eccezione il film del 2005 Cuore sacro, che invece ha un respiro tra il religioso, il sociale e l’etico.
La foto è tratta da Wikipedia (fonte Presidenza della Repubblica Italiana).

Significativo, da questo punto di vista, è Le fate ignoranti, perché descrive un inedito confronto, visto attraverso gli occhi di una brava Margherita Buy. Il film ha un inizio tranquillo, che presenta la vita tranquilla di Antonia (Margherita Buy) e di Massimo (Andrea Renzi): marito e moglie, senza figli, sono due professionisti dal tenore di vita medio-alto.

La vita di Antonia si ribalta quando Massimo muore dopo essere stato investito da un’automobile. Oltre al dolore per la perdita, Antonia deve affrontare una scoperta sconvolgente: Massimo aveva un amante.

Una delle prove più difficili che Antonia deve superare è proprio l’accettazione del legame omosessuale del marito, che oltretutto veniva vissuto all’interno di una sorta di famiglia allargata di cui Antonia non sapeva nulla. Deve inoltre accettare che per Massimo “era questa la sua famiglia: qui si sentiva a casa”, realtà che non può non sommergerla di dubbi sia sul legame che aveva con il marito sia sul fatto che lo avesse mai conosciuto veramente.

Al di là del percorso di Antonia, è interessante notare come il film divida nettamente due tipi di famiglia: da una parte quella tradizionale e dall’altra quella allargata e informale. Quella tradizionale (nella quale oltretutto non vi sono figli) è dipinta come chiusa in sé stessa, formalista e senza vero dialogo tra i componenti. Al contrario, quella non tradizionale è invece descritta come aperta, sincera, autentica e gioiosa.

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Famiglie a confronto
In alto, un momento di intimità tra Massimo e Antonia. L’ambiente è molto elegante e raffinato ed esprime efficacemente il compiacimento della buona borghesia per il benessere raggiunto. Però Massimo ed Antonia sono soli, non hanno nessuno con cui condividere il loro stare insieme.
In basso, il momento del pranzo tra i frequentatori dell’interno 10, la casa di Michele, amante di Massimo. L’ambiente è molto meno elegante, ma la tavolata e lo spirito schietto ed autentico tra i commensali lo rendono, agli occhi dello spettatore, preferibile. Antonia in cuor suo accusa il marito Massimo di averle mentito per sette anni, ma si trova davanti all’obiezione degli altri: che cosa fare se, dicendo la verità, coloro che ami smettono di amarti? Purtroppo, messa in questi termini non si tratta più di un confronto di idee, ma di un confronto tra debolezze: quelle di non riuscire a esistere per ciò che si è e di non accettare l’altro per ciò che egli è.

Ma davvero la famiglia tradizionale è destinata a una sconfitta così netta?

L’altra campana

Se ci si limita a Le fate ignoranti, il giudizio è inappellabile: la famiglia tradizionale è un luogo d’infelicità, mentre la famiglia allargata e con una sessualità ambivalente è ciò che può rendere felice una persona.

Non credo però che l’intento di Ferzan Özpetek sia stato quello di giudicare, quanto quello di raccontare. Un film può mostrare tuttavia solo una parte della realtà, e magari da un solo punto di vista.

Oggi che è diventato possibile parlare di omosessualità sul grande schermo, è normale che si affronti questo tema mettendo in rilievo gli aspetti percepiti come positivi. In realtà, anche tra le coppie omosessuali vi sono liti, incomprensioni, fratture e indifferenza; soltanto che ancora non c’è stato qualcuno che abbia saputo raccontarle efficacemente. Tuttavia sarebbe altrettanto importante che anche per la famiglia tradizionale non si proponessero solo i fallimenti.

In effetti, Ferzan Özpetek ripropone in Saturno contro un altro confronto tra famiglie, questa volta tra quella costituita dalla cerchia di amici che ruota attorno una coppia omossessuale e quella formata dal padre di uno dei due e dalla sua seconda moglie.

Il confronto inizia quando Lorenzo (Luca Argentero), uno dei due amanti, ha un malore ed entra in coma, per morire qualche giorno dopo. Davide, il compagno di Lorenzo, si trova così a condividere il dolore per la perdita con il padre di Lorenzo, ma la condivisione riguarda anche le reciproche ma sottintese accuse: da una parte Davide accusa il padre di Lorenzo di non aver saputo né amare né accettare il figlio, dall’altra il padre vede Davide come colui che si è approfittato di un ragazzo che ha preso una strada sbagliata.

In mezzo a questo rapporto si inserisce la figura di Minnie (Minerva), seconda moglie di Vittorio. All’inizio sembra l’incarnazione della tipica oca giuliva, ma sarà proprio la sua naturalezza che contribuirà alla costruzione di un ponte tra Davide e Vittorio.

Oltre a presentare una famiglia non convenzionale, Ferzan Özpetek mostra anche una famiglia tradizionale (ancorché per l’uomo si tratti di seconde nozze), presentandola in una luce tutto sommato positiva. Vittorio e Minnie sono davvero una coppia che funziona: c’è comprensione, fiducia e complicità.

Lorenzo_Minnie

La costruzione di un ponte
Davide (qui di spalle) non solo deve sopportare la perdita di Lorenzo, suo compagno. Deve anche fare i conti con Vittorio, padre di Lorenzo, che aveva tagliato i ponti con il figlio a causa dell’omosessualità di quest’ultimo. Sarà Minnie, seconda moglie di Vittorio, a permettere ai due, in modo discreto, di trovare un punto di incontro, basato sull’affetto che entrambi avevano per Lorenzo. Minnie si rivela altro dell’oca giuliva che appare nelle prime scene. E il suo matrimonio con Vittorio sembra costruito su una reciproca accoglienza.

Nel film è tuttavia raccontata anche un’altra vicenda, quella che riguarda Antonio, Angelica e Laura. Antonio e Angelica sono sposati, ma da tempo il marito ha una relazione con Laura. Quando Antonio, oppresso dal senso di colpa, confessa a sua moglie la relazione con Laura, il fragile equilibrio su cui si basa il matrimonio tra Antonio ed Angelica si spezza.

C’è una scena particolarmente significativa che esprime bene il rapporto che lega Antonio e la sua amante Laura. In un film dai toni pastello, in un solo momento la vicenda si accende di colori vivi. Succede quando Antonio si abbandona alla passione tra le braccia di Laura: la scena si svolge nella serra di lei (è fiorista) ed è caratterizzata dal rosso acceso dei fiori. Il richiamo tra l’unica volta in cui ci sono colori accesi e l’unico momento in cui si accende la passione è fin troppo evidente.

Saturno_1
Saturno_2

Contrasti di rapporti
Anche in Saturno contro, come nelle Fate ignoranti, vi è una contrapposizione di scene che rendono esplicita la diversità di rapporto tra i protagonisti. Nell’immagine in alto Antonio fa l’amore con sua moglie Angelica. L’ambiente è spoglio e formale e non c’è nulla che suggerisca una vita interiore. Nell’immagine in basso, Antonio bacia invece Laura, la donna con cui ha da tempo una relazione. Anche in questo caso l’ambiente è meno elegante ma più vivo, con il rosso dei fiori a simboleggiare la passione tra i due.

Anche in questo caso Ferzan Özpetek ci dice che è fuori dal matrimonio che si può trovare il proprio ambiente affettivo.

Improvvisamente, quel che non ti aspetti

Nel panorama cinematografico odierno può però nascere un piccolo grande film. Delicato, romantico e infinitamente profondo. Le pagine della nostra vita è, tra quelli recenti, il film che meglio esprime la profondità dell’amore tra un uomo e una donna. La trama è piuttosto banale: Noah Calhoun è un ragazzo di umili origini, Allie Hamilton è una ragazza della buona borghesia. Secondo i genitori di lei questo matrimonio non s’ha da fare, perciò i due giovani vengono separati.

Ma l’amore tra Noah ed Allie è più forte del parere dei genitori di lei, di un altro pretendente che avrebbe tutto per farla felice e della seconda guerra mondiale. Fine della storia? Quasi.

Il punto forte di questo film è il fatto che la storia d’amore tra Noah ed Allie è raccontata all’interno di una casa di riposo. Un visitatore si reca a trovare una delle ospiti e le parla delle vicende di Noah ed Ellie leggendogliele da un taccuino (il Notebook del titolo originale). Solo alla fine del film si comprende che il visitatore è Noah e l’ospite è Allie. Quest’ultima, che nel racconto appare giovane e piena di vita, è ormai a uno stadio avanzato del morbo di Alzheimer e non riconosce più nel visitatore il suo caro marito; anzi, arriva al punto di scacciarlo, prendendolo per molestatore.

Ciononostante, Noah le sta accanto, come può e come Allie glielo permette. Il loro amore non si fonda su uno “stiamo bene insieme” o su un “ci completiamo”. Affonda le sue radici in qualcosa che arriva nelle profondità più intime dei legami umani e che si prolunga oltre il tempo. Il finale, di cui non parlo per non rovinare la (piccola) sorpresa a chi ancora non ha visto il film, testimonia proprio questa atemporalità del loro matrimonio.

Personalmente, credo che ci sia bisogno di film così. Film che fanno vedere anche i momenti bui e faticosi del matrimonio, momenti anche senza speranza. Per dirla con frasi fatte, fino a circa 18 anni si cresce; poi si invecchia, in una lunga malattia che, comunque vada, non concede scampo. Ecco, Le pagine della nostra vita dice che il legame d’amore tra due persone non ha nulla a che vedere con le circostanze buone o cattive dell’esistenza. Dice che questo legame può essere vissuto sempre.

Queste cose, nella mia modesta opinione di uomo felicemente sposato da quasi vent’anni, c’è davvero bisogno di farle sapere.

Ma non tutti sono d’accordo

Il mio entusiasmo per Le pagine della nostra vita e la lettura che do di esso non sono tuttavia condivisi da tutti.

René Garcia, un copywriter californiano, ha pubblicato un interessante intervento su Working Author, intitolato I film romantici stanno rovinando le nostre vite affettive.

Nel suo articolo, René Garcia mette in risalto quelle che egli ritiene le contraddizioni della protagonista del film, soprattutto il fatto che Allie si rimangia d’un botto tutte le promesse che aveva fatto al suo nuovo promesso sposo (il ragazzo come lei di buona famiglia) per tornare da Noah. Allie in effetti aveva detto a Lon Hammond che l’amava e gli aveva promesso che l’avrebbe sposato: ha rinnegato tutto questo, oltre a ciò che avevano costruito insieme e a un tenore di vita senza dubbio più alto, per tornare con un ragazzo che ha frequentato per poco tempo ma da cui si sente irrimediabilmente attratta.

Il punto di vista particolare di René Garcia mette in rilievo un aspetto non considerato: gli uomini fanno il tifo per il tipo che conquista la ragazza, non per quello che la perde. In effetti, la figura di Lon ben si presta a una critica di questo tipo: è innamorato di Allie e vorrebbe costruire una famiglia con lei, si fida di lei, le perdona il ritorno di fiamma. Tuttavia la perde e, oltretutto, nel film passa anche come il cattivo della situazione, almeno al confronto dell’eroe Noah.

Allo stesso tempo, dice Garcia, le donne sembrano apprezzare moltissimo questo stato di cose e indicano il rapporto tra Noah ed Allie come la quintessenza del romanticismo. Se romanticismo significa dichiarare al fidanzato il proprio amore e promettergli la costruzione di una famiglia insieme per poi buttare a mare tutto non appena si rivede un proprio ex, allora delle donne sembra proprio che non ci si possa fidare: questa è la conclusione di René Garcia. Con una postilla: le donne chiedono di essere considerate inaffidabili.

René considera Casablanca un esempio di vero amore, non Le pagine della nostra vita.

Negli occhi di chi guarda

È tradizione e fondamento di Pulsante_IMMAGINAZIONE non fare affermazioni perentorie sui film, ma offrire contributi e pareri anche contrastanti tra loro. Siamo infatti convinti che l’importante non è ciò che il film dice, ma ciò che viene toccato nel cuore di ogni spettatore.

La mia lettura di Le pagine della nostra vita e quella di René Garcia sono diverse, tuttavia è con molta gioia e riconoscenza che ho letto il suo intervento. Effettivamente mette in evidenza aspetti del comportamento di Allie a cui proprio non avevo fatto caso e propone spunti di riflessione non comuni. Qui ho cercato di riassumere i punti più importanti, ma se avete dimestichezza con l’inglese vi consiglio di leggere il testo originale; lo raggiungete facendo clic sul link assegnato alle parole Working Author, nel paragrafo precedente.

Da parte mia, credo che, semmai, l’unica colpa di Allie sia stata quella di aver creduto di potersi fare una famiglia con una persona di cui non era veramente innamorata e di averla così illusa. L’educazione al riconoscimento dei propri sentimenti e di ciò che è veramente importante per la nostra vita viene insegnata pochissimo. Passiamo la vita a imparare a fare tante cose, dalle prime lettere con la matita ai corsi nell’università della terza età, ma raramente troviamo qualcuno che ci insegna a guardarci dentro con onestà.

Sicuramente non l’hanno fatto i genitori di Allie.

Pleasantville