L'autrice

Santina_Buscemi

Santina Buscemi è laureata in Sociologia e sta frequentando il corso di laurea specialistica in Editoria e scrittura. Non partirebbe mai per un viaggio senza un foglio ed una penna.


Questo articolo
è per:


Scheda del film

La leggenda del pianista sull’oceano (idem)
Italia, 1998

• Scheda del film su IMDb
• Voce su Wikipedia in italiano


I DVD

Trovate il DVD di E.T. nelle biblioteche del Sistema bibliotecario Milano Est elencate di seguito

Certosa (VHS e DVD)
Milano 2 (VHS)
San Giuliano Milanese (VHS e DVD)
Segrate (VHS e DVD)
Settala (VHS)


Un film pluripremiato

La leggenda del pianista sull’oceano ha raccolto numerosissimi riconoscimenti. Tra i più importanti vanno segnalati:

EDT Collegamento alla pagina Web di Emisfero Destro Teatro

Emisfero Destro Teatro,
a Cassina de' Pecchi,
apre le iscrizioni
al Laboratorio dell'attore.


Marco Fioretti - Porte e serramenti Marco Fioretti

Le migliori porte
e i migliori serramenti.
A Cernusco sul Naviglio, Milano.


 

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Oltre

Una scaletta da cui scendere

La leggenda del pianista sull’oceano, di Tornatore, racconta di un uomo che vive la propria vita su una nave, senza mai scendere a terra. Siamo sicuri che parli solo di lui?

A Roma è diffuso dal secondo dopoguerra un vecchio detto popolare che recita: “Pe esse omo devi ave salito armena ‘na vorta li tre scalini”. Vuol dire che non ci si può definire uomini se non si sono mai saliti i gradini che portano al carcere.

La frase si riferisce ai tre gradini d’accesso all’entrata principale, in via della Lungara, del carcere Regina Coeli di Roma

Quando ho rivisto il film La leggenda del pianista sull’oceano mi è tornata in mente proprio questa frase.

Il detto romano esprime la convinzione che la vita chieda ad ogni uomo, prima o poi, di mettere da parte onestà e giustizia, andando contro le regole. Rischiare il carcere significa ribellarsi ad un sistema ingiusto, ove per poter sfamare la propria famiglia e tirare avanti, nonostante i disagi e le problematiche della vita, è necessario infrangere la legge.

La nave, luogo in cui sono ambientate quasi tutte le vicende narrate nel film, è separata dalla terraferma da una scaletta. Nulla a che vedere, quindi, con gli scalini dell’ingresso del carcere romano, eppure ci vuole coraggio a poggiare i piedi sopra di essi. È il coraggio di affrontare la vita reale, con il bagaglio dei propri errori e con la propria coscienza.

Il film di Tornatore, rielaborazione del testo teatrale Novecento, pubblicato nel 1994 da Alessandro Baricco, riprende fedelmente i contenuti dell’opera dello scrittore. Racconta di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, trovato da neonato a bordo del Virginian, una nave che collega l’Europa agli Stati Uniti e sulla quale viaggiano sia emigranti in cerca di fortuna sia benestanti in viaggi d’affari o di piacere.

Storia

La storia di Novecento
Un orfano trovato su una nave trasformerà quel luogo nella sua casa per tutta la vita. Il transatlantico sarà la sua culla e l’equipaggio la sua famiglia.

 

È un povero macchinista di colore che trova il bambino e decide di adottarlo. Il piccolo, chiamato Novecento perché ritrovato nel “primo mese del primo anno di questo nuovo fottutissimo secolo” (come dichiara il padre adottivo), cresce sulla nave e lì trascorrerà tutta la vita, divenendo un pianista fenomenale, le cui doti oltrepasseranno il confine del mare.

Pianoforte

Un mezzo espressivo
Le dita che battono sui tasti del pianoforte sono uno dei modi che Novecento usa per comunicare. È un grande pianista, ma non un altrettanto grande essere umano: ha paura di affrontare l’umanità, la società di persone, la moltitudine con i suoi problemi e le sue insicurezze. Davanti a ciò di cui non ha il controllo, Novecento si ritrae.

In molti tenteranno di convincerlo a veder la terraferma con i propri occhi, ma questo non avverrà mai. Novecento terrà fede alla sua volontà di vivere tutta la vita sul Virginian, restando a bordo anche quando la nave sarà imbottita di esplosivo e salterà in aria.

Quando Danny è piccolo, l’uomo che lo ha trovato ed allevato gli dice “Tutto quello che c’è fuori dal Virginian fa male… tutto… A terra ci sono i pescecani che ti mangiano vivo: stai alla larga da quelli”.

Questa frase è ripetuta solo una volta, ma lo spettatore se ne ricorderà spesso lungo il corso della storia, soprattutto quando Novecento sarà tentato di scendere dalla nave e si bloccherà. La spiegazione che darà di quell’esitazione parte proprio dal constatare che ciò che è sconosciuto fa paura e che, dinanzi alla molteplicità di strade e possibilità che la terra poteva offrire, scelte impossibili da gestire tutte assieme, egli aveva provato un timore che non è riuscito a superare.

Eccola, la scaletta: alcuni metri di corda, chiodi e legno, che conducono alla terraferma, al mondo reale che Novecento non ha mai conosciuto.

Più volte, lungo il corso del film, il regista propone al lettore l’immagine del protagonista mentre, sulla nave, è affacciato a guardare giù. La sua visuale è la sola possibile da quella posizione: un’idea simile alla realtà, qualche intuizione corretta su ciò che le persone a terra stiano facendo, molte ipotesi sbagliate: non ha un’esperienza diretta della terraferma.

L’uomo osserva attento quello che non può raggiungere, cerca talvolta di sminuire il valore di tali realtà buie, quasi emulando la volpe nel suo criticare l’uva troppo in alto.

Quante volte si arriva ad un limite e non si ha il coraggio di oltrepassarlo? Ciò che è sconosciuto fa paura e ancora di più crea timore ciò che ci arriva traslato dalle parole degli altri o dalle nostre stesse riflessioni.

Lasciarsi andare, partire per un viaggio verso una città lontana, mettersi in gioco in una nuova professione, chiudere con un amore sbagliato e credere che esista qualcosa di meglio di ciò che ci fa male, ma che ci rassicura perchè collocato all’interno dei nostri confini. All’interno della nostra nave.

Il protagonista fa quasi tenerezza quando, dopo che il Virginian approda ad un porto e tutto l’equipaggio scende a terra per trascorrere la serata, resta solo a bordo e si siede al centralino, compone numeri telefonici a caso e chiede a sconosciuti di conversare con lui “per fargli compagnia”. Dall’altro capo del filo voci incredule e contrariate pensano ad uno scherzo e riattaccano.

Il legame più forte che Novecento instaura nel corso della sua vita è con un altro musicista: Max Tooney, imbarcatosi dopo essere stato assunto per suonare la tromba nell’Atlantic Jazz Band, l’orchestra del Virginian, della quale l’indiscusso leader è Novecento. L’amicizia fra i due protagonisti nasce in una notte di tempesta: Max, al suo primo viaggio, soffre di mal di mare, ma Novecento, completamente a suo agio nonostante la tempesta, lo invita a sedergli accanto sul pianoforte, a togliere i freni e a farsi cullare dall’ondeggiare della nave.

Storia

Il prezzo di una buona storia
“Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla”.

 

Dopo aver distrutto una vetrata, i due devono lavorare nella sala macchine della nave e spalare carbone; in questo modo, fra una risata e l’altra, si instaura fra loro un forte legame. Sarà lui a spronare l’amico a scendere. Con tatto, discrezione e affetto, Max cerca di convincerlo ad andare a vedere con i propri occhi cos’è la terra e come si vive al di fuori del Virginian.

Il rapporto creatosi fra i due gli consente di conoscere le debolezze di Novecento: la terraferma lo affascina, in ogni suo discorso ed in ogni musica sono presenti frammenti di luoghi, vite e affreschi dei passeggeri di diverse parti del mondo, che ha incontrato fin da bambino e i cui discorsi ha ascoltato attento.

Amicizia

Un’amicizia speciale
Tra amici basta uno sguardo per capirsi e una stretta di mano per essere legati per sempre. In una nave, in una notte di tempesta, nasce l’amicizia fra Max e Novecento.

 

Eppure, nonostante la comprensione dell’amico, Novecento resterà saldo sulle sue posizioni. Il momento in cui tali certezze sembrano vacillare durerà solo poco tempo: dopo essersi preparato, aver salutato tutto l’equipaggio, l’uomo si blocca sulla scaletta e non va oltre. Con passo deciso fa dietro-front e ritorna sulla nave, sotto lo sguardo stupito dell’amico.

Anche alla fine del film, Max, seduto su una cassa di dinamite di fronte a lui, sulla nave, ora destinata a saltare in aria, cerca di convincerlo per l’ultima volta a scendere. I suoi discorsi saranno inutili, gli occhi lucidi e i tentativi di persuaderlo a ricominciare da capo non saranno ascoltati, perché il suo amico ha scelto ciò che si sentiva di scegliere.

Novecento non abbandona la sua culla, rimane fedele alla sua decisione e non la tradisce, a costo di saltare in aria e quindi morire.

Quando, al contrario, Max Tooney aveva deciso di ritornare sulla terraferma nessuna esitazione lo aveva accompagnato.

La decisione di Max avrebbe allontanato i due amici: a separarli ci sarebbe stato, da quel momento, il mare. Le parole con cui i due commentano l’imminente separazione scorrono nei discorsi fra i due, ma notevole è il linguaggio visivo. Gli sguardi fra i due amici esprimono sentimenti inspiegabili a parole.

Tornatore è bravissimo nel curare ogni particolare. La scelta dei due attori principali è un aspetto che fa meritare lodi al regista. Tim Roth e Pruitt Taylor Vince, rispettivamente nel ruolo di Novecento e Max Tooney, sembrano perfetti per rappresentare la coppia di amici.

Le scene del film sono toccanti: la voce del narratore elenca i discorsi frivoli e scontati fatti al momento dei saluti, ma viene sottolineato come pressante sia la consapevolezza che tutto, oramai, sarebbe stato differente. Le strade si dividono su quella scaletta: Novecento resta sul Virginian, Max scende a terra.

Quando Max sta per andarsene, il vero addio fra i due non si ha un attimo prima di imboccare la scaletta, ma nell’ultimo concerto insieme. Quasi a creare una similitudine con il loro primo incontro, quando durante la tempesta, con accanto Max, Novecento aveva suonato il pianoforte cullato dalle onde, la musica parla per loro: racconta di un legame speciale creatosi e dell’imminente triste addio. Gli sguardi dei due amici, la melodia che i loro strumenti producono, restano nell’aria, quasi a impregnare tutto ciò che li circonda.

Il finale del film, in cui le strade dei due amici si ricongiungono prima di separarsi definitivamente, offre due alternative di vita: restare sulla propria nave o scendere.

Ad ogni spettatore la propria scelta. Max e Novecento hanno fatto la loro.

Box2

I due protagonisti