L'autore

Sirio_Legramanti

Sirio Legramanti è nato nel 1984, si è laureato in Cinema con una tesi su Il Padrino e ha poi frequentato un master in Scrittura e Produzione per la Fiction e il Cinema.
Lavora alla Redazione Cinema di Rete 4.


Questo articolo è per:


Scheda del film

Sliding Doors (idem)
Gran Bretagna / USA, 1998

Collegamenti per approfondire:


Scheda del film

The Family Man (idem)
USA, 2000

Collegamenti per approfondire:


I DVD e le videocassette

Potete trovare la videocassetta o il DVD di Sliding Doors nelle seguenti biblioteche.

Sistema Bibliotecario Milano Est

The Family Man

Potete trovare la videocassetta di The Family Man nella biblioteca di:


Blood_Diamonds

Blood Diamonds

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In forma ballando

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L'impero dei mostri

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Rhapsody in black

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Oltre il codice Da Vinci

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L'eroica impresa dei 300

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La nascita della scrittura

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Impara il football freestyle

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Il mistero dei Templari

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Addominali di base for Dummies

Addominali di base

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Merlino e i draghi

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Gandhi

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La grande anima

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Guerrieri Comanche

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I segreti del poker - For Dummies

I segreti del poker

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Il mistero di Atlantide

Il mistero di Atlantide

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Mazinga contro gli Uforobot

Mazinga contro gli Uforobot

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Twin Towers

Twin Towers
Meraviglie perdute

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L'osservazione del cielo

L'osservazione del cielo

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Meditazione

Guida alla meditazione

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La caccia alle streghe

La caccia alle streghe

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JRR Tolkien - Il signore degli anelli - Alle origini del mito

JRR Tolkien
Il Signore degli Anelli
Alle origini del mito

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Oltre_il_film

Un’altra vita è possibile

Il cinema è in grado di condurci alla scoperta di vite alternative. In inglese si chiamano what if: sono le storie che raccontano che cosa sarebbe successo se…

Quando il metrò è fermo sul binario ed è pronto a partire, sono i piccoli contrattempi che ci si parano davanti in quei pochi metri a fare la differenza tra una porta che ci si chiude davanti agli occhi e un metrò agguantato all’ultimo momento. Piccole differenze, in fondo, che però possono rivelarsi cariche di conseguenze.

Chi di noi non si è mai chiesto, ad esempio, cosa sarebbe oggi della nostra vita se avessimo dato retta a quel mal di testa e non fossimo andati a quella festa, dove poi abbiamo conosciuto quel ragazzo o quella ragazza… Per non parlare degli incidenti, in cui sono davvero pochi decimi di secondo a fare di noi dei miracolati o delle vittime.

Mentre di fronte ad una strada che presenta una biforcazione possiamo esplorare almeno in parte una delle diramazioni e poi tornare indietro per esplorare l’altra, di fronte a una scelta, che potremmo considerare metaforicamente un bivio, questo non è possibile. Non possiamo tornare indietro e ripartire da lì, per vedere “come sarebbe stato se…”.

Bivio

Il bivio
Mentre nella vita non ci è concesso di conoscere l’alternativa che scartiamo, la narrazione ci consente quantomeno di immaginarla.

Ciò nonostante, o forse proprio per questo, conoscere il “come sarebbe stato se…” è da sempre tra i desideri umani. È naturale dunque che la narrativa, cinema compreso, abbia affrontato il tema.

Rispetto agli altri mezzi di comunicazione, il cinema si presta in modo particolare ad affrontare viaggi nel tempo e nello spazio. Potremmo dire che il cinema sia il medium esplorativo per eccellenza.

Infatti, mentre al teatro viene tradizionalmente prescritta la triplice unità aristotelica di spazio, tempo e azione, il cinema trova nel montaggio la possibilità di accostare in maniera agile e immediata ambienti ed epoche diverse; rispetto al romanzo, ha in più il vantaggio di rendere ogni passaggio riconoscibile a colpo d’occhio, senza dover appesantire il racconto con preamboli, introduzioni e descrizioni.

Dal momento che, come abbiamo brevemente cercato di spiegare, l’esplorazione e la mobilità nel tempo e nello spazio sono uno strumento specifico del cinema, va da sè che esso è stato abbondantemente sfruttato e che sarebbero innumerevoli i film da portare ad esempio. Anzi potremmo quasi dire che ogni film, a suo modo, ci conduce per mano in un viaggio d’esplorazione.

Ci sembra quindi inevitabile rinunciare a qualsiasi tentativo di esaustività, limitando questa breve riflessione ad una sola delle modalità di esplorazione del tempo messa in campo dal cinema. Ci soffermeremo quindi su due film che mostrano come il cinema ci offra la possibilità di gettare uno sguardo a percorsi di vita alternativi, a che cosa sarebbe successo se avessimo compiuto delle scelte diverse.

Sliding Doors

Il primo, anche in ordine cronologico, dei due film che prenderemo in considerazione è Sliding Doors, in cui Gwyneth Paltrow interpreta il ruolo di Helen. È una giovane addetta alle pubbliche relazioni la cui vita viene pesantemente condizionata da un banale contrattempo urbano: sul binario è pronta la metropolitana, Helen corre decisa a non ritardare di un secondo il suo ritorno a casa e…

Da questo momento il film procede su due binari paralleli, che mostrano le evoluzioni di due eventualità inizialmente molto simili: Helen raggiunge il treno appena in tempo oppure Helen non ce la fa e le porte scorrevoli che danno il titolo al film le si chiudono davanti, facendole perdere la corsa.

Bionda Mora

Colpo d’occhio
Il cinema ci consente di portare avanti agilmente due linee narrative: basta uno sguardo per capire di quale alternativa stiamo parlando. In Sliding Doors viene usato l’espediente del colore di capelli: soluzione non certo nuova ma molto efficace e, si sa, con i capelli una donna può dire molto…

Come in ogni bivio che si rispetti, le due strade, inizialmente vicine, prendono sempre più le distanze e non ci è dato sapere se e quando si rincontreranno.

La frequenza di questi eventuali incroci ci dice molto della visione che l’autore ha del mondo. Come sempre il messaggio non sta nelle esternazioni dei personaggi o della voce narrante, quanto piuttosto nella struttura, la cui influenza è forse meno avvertibile ma che, proprio per questo, agisce a un livello più sensibile e meno controllato dalla nostra coscienza.

Se le due strade non dovessero più incontrarsi, l’autore sembrerebbe volerci dire che ogni scelta o eventualità segna in modo indelebile e determinante il nostro futuro. Una visione se vogliamo tragica dell’esistenza, tragica non nel senso di deprimente, ma nel senso che mostra tutto il peso delle conseguenze. In questo filone si aprono due sottofiloni: laddove è un evento fortuito a segnare la storia, possiamo individuare la variante fatalista; dove al contrario è una scelta a determinare il futuro, potremmo parlare di variante umanista.

Se le due strade invece si incrociano nuovamente, automaticamente ciò che le ha fatte separare cesserà di sembrarci irreversibile e determinante, anzi il mondo ci sembrerà pieno di seconde occasioni.

In Sliding Doors gli incroci effettivamente ci sono, ma si tratta più che altro di coincidenze geografiche, della serie “ironia della sorte”: stessi posti, anche qualche evento comune (la sbronza di lei) ma nulla che possa davvero rimescolare le carte e portare i nostri personaggi da una strada all’altra.

Ad ogni modo una certa ironia della sorte pare esserci davvero: la Helen che riesce a prendere il treno si ritiene fortunata, ma quel tempo risparmiato le serve solo per scoprire il fidanzato a letto con un’altra donna. Questo le sembra giustamente una sfortuna, anche se liberarsi di un uomo che la tradisce potrebbe essere un guadagno, soprattutto quando è l’occasione di frequentare l’affascinante James e di rilanciare la sua carriera…

Senza anticipare ogni piccolo e gustoso snodo a chi non avesse visto il film, ci basti dire che come in ogni buona sceneggiatura, la cosa che sembra migliore un attimo dopo risulta la peggiore, che nulla è come sembra e che i rivolgimenti sono continui.

Non occorre neppure svelare il finale: per il nostro ragionamento ci basta sapere che i due scenari in un certo senso si ricongiungono nel finale, quasi a dire che se siamo destinati a qualcosa ci giungeremo comunque, seppur seguendo percorsi diversi.

Treno

Un treno preso o perso per un soffio...
Può sembrare una banalità, ma è proprio ciò che apre nella vita di Helen due strade che finiranno per divergere e ricongiungersi diverse volte. Per sapere dove conducono queste due strade, guarda il filmato sottostante, ma attento: il filmato svela il finale! Se non hai ancora visto il film, ti consigliamo di non rovinarti la visione!

The Family Man

Il Natale è tradizionalmente il momento per tirare le somme dell’anno appena trascorso, e l’occasione per assaporare gli affetti, se si ha la fortuna di averne, o per rimpiangerli se non si ha questa fortuna. Sarà per questo che le festività natalizie sembrano essere l’ambientazione ideale per le storie di ravvedimento.

In questo senso The Family Man vanta due illustri precedenti: il racconto Canto di Natale di Dickens e il film La vita è meravigliosa di Frank Capra.

Natale

La magia del Natale
Come nel Canto di Natale di Dickens e in La vita è meravigliosa di Frank Capra, anche in The Family Man le festività natalizie diventano occasione di ripensare al significato della propria vita.

Come dicevamo, l’azione prende il via la vigilia di Natale. Il protagonista Jack Campbell (Nicolas Cage) è un affermato e ricchissimo uomo d’affari. Anziché con regali e addobbi natalizi, Jack è alle prese con una fusione che comporta un giro d’affari di ben centoventi miliardi di dollari. La sua vita è totalmente consacrata al lavoro, anche in questi giorni di festa, ma sembra che la cosa non gli pesi affatto.

La notte della vigilia, Jack si imbatte in un rapinatore alquanto strano e si adopera non solo per impedire che la situazione degeneri, ma addirittura per riportarlo sulla retta via. Non si rende conto che l’uomo con cui ha a che fare non è un semplice sbandato, ma una sorta di angelo, che di fronte alla sua affermazione “Ho tutto ciò di cui ho bisogno” gli darà l’opportunità di capire che in realtà nella sua vita manca qualcosa…

Ecco che Jack si sveglia in quella che sarebbe potuta essere la sua vita se tredici anni prima non avesse preso quell’aereo che ha fatto decollare la sua carriera ma l’ha allontanato da Sara (Tea Leoni), la fidanzata di allora. È proprio al fianco di Sara che Jack si risveglia il giorno di Natale.

La prima parte del film ci guida attraverso il suo sconcerto di fronte a una vita che non potrebbe essere più diversa da quella a cui Jack è abituato: niente Ferrari, niente abiti firmati, casa modesta in provincia, figli che fanno presto dimenticare a Jack l’ordine e il silenzio che regnavano nella sua sontuosa casa metropolitana.

Jack ci mette un po’, ma finisce coll’abituarsi alla nuova vita e addirittura col prenderci gusto.

Angioletto

La vita è fatta di priorità
Jack è abituato a vivere alla grande e pensa di avere tutto ciò che gli serve. Riuscirà questo angioletto biondo a fargli capire che potrebbe essersi perso qualcosa?

Ma Jack viene dai piani superiori e sembra quasi far fatica a tenersene lontano, tanto che la grande occasione non tarda ad arrivare. Sembra quasi che stia per portare tutta la famiglia al livello di benessere a cui era abituato, ma mostra di aver capito la lezione, e forse stavolta è pronto a rinunciare al successo a favore della propria famiglia.

Purtroppo però il viaggio che gli è stato offerto in questa vita alternativa sta per terminare. Catapultato nuovamente nella sua sfarzosa vita di prima, Jack vorrebbe tornare alla vita familiare, ma quella vita non esiste, perché a suo tempo lui non l’ha scelta.

Solo

L’insostenibile pesantezza della scelta
Il momento della scelta è forse il più doloroso, ma anche il più significativo: è infatti il momento in cui il protagonista mostra di aver imparato o meno qualcosa da ciò che gli è accaduto. È questo momento a fare la differenza tra una storia e una successione di eventi.

Ad ogni modo si presenta l’occasione di un nuovo incontro con Sara. Anche lei è diversa, anche lei ha avuto successo e non è la Sara al naturale che avevamo visto nell’ipotesi di vita in famiglia. Non è rimasta certo ad aspettare Jack per tutto questo tempo ed ora è lei ad essere in procinto di partire per lavoro alla volta del vecchio continente.

Per questo tipo di film il lieto fine non è certo imprevedibile; per questo motivo possiamo dire, senza togliere a chi non avesse visto il film il gusto dei dettagli, che anche stavolta e seppur attraverso strade differenti, il destino troverà il modo di compiersi.

Scelta

Sospeso tra due vite
Jack è sospeso tra la sua vita al singolare, fatta di carriera e lusso, e la vita familiare che avrebbe potuto avere. Quale sceglierà? Se hai già visto il film e cerchi un breve ripasso della trama, guarda il filmato sottostante. Attenzione: il filmato svela il finale! Consigliamo a chi non avesse visto il film di tenersene alla larga!

Così uguali, così diversi

Per quanto detto sinora, i due film presi in esame potrebbero sembrare straordinariamente simili. Entrambi presentano due percorsi di vita alternativi che finiscono col ricongiungersi, conducendo a quel lieto fine a cui i protagonisti paiono destinati.

In questo senso mostrano entrambi un mondo che contempla le seconde occasioni: una visione alquanto rassicurante a cui va forse attribuita parte del successo dei due film.

Senz’altro un film che ci mettesse in guardia rispetto al fatto che nessuna azione, nessun avvenimento, passa nella nostra vita senza lasciare un segno, sarebbe senz’altro meno digeribile.

Se da questo punto di vista i due film sono indiscutibilmente simili, vi sono anche differenze tutt’altro che trascurabili.

La più macroscopica riguarda la struttura: mentre Sliding Doors illustra un vero e proprio bivio, The Family Man presenta una sorta di parentesi temporale. Provo a spiegarmi meglio.

La Helen che prende il metrò e quella che lo perde da quel preciso istante cessano di essere la stessa persona. Viceversa Jack viene trasportato nella sua possibile ma irrealizzata vita familiare mantenendo coscienza e memoria della sua vera vita: è quindi la stessa persona.

Da questo punto di vista The Family Man introduce un elemento di magia, mentre Sliding Doors indaga due scenari del tutto verosimili (quello che nella realtà sarebbe impossibile è conoscere entrambe le possibilità). Questo tocco di magia non esclude la verità: rispecchiare la vita nei dettagli non garantisce una rappresentazione corretta della sua struttura di fondo, così come rinunciare al realismo non impedisce di coglierne il vero significato.

Il fatto che Jack sia consapevole osservatore delle sue due prospettive di vita lo mette in condizione di scegliere. Da questo punto di vista, quella di The Family Man è compiutamente una storia. Perché vi sia storia nel senso classico e hollywoodiano del termine servono uno o più protagonisti messi di fronte a una scelta da un evento che irrompe nella loro quotidianità.

Dal momento che in Sliding Doors le due Helen sono due persone diverse, il film nel suo complesso non presenta una storia, ma si limita ad accostare due sequenze di avvenimenti che in comune hanno solo inizio e fine.

In Sliding Doors è il caso a separare i due percorsi di vita e in entrambi i percorsi il destino sembra avere il sopravvento sulle scelte della protagonista.

The Family Man presenta invece un uomo che ha sì bisogno di un surplus di visibilità sulla sua vita, ma capitalizza tale esperienza scegliendo di fare in modo che quella che era solo una visione si trasformi in realtà.

Ogni film ci consegna una visione del mondo. Molto spesso siamo talmente coinvolti dalla trama che non ci badiamo neppure. Tutto ci sembra naturale, come se ricalcasse la realtà che ci circonda. A ben vedere, i film sono ben lontani dal ripresentare la realtà così com’è. Ogni film deve presentare una rielaborazione sintetica e significativa della realtà che risulti verosimile.

I film che abbiamo preso in considerazione nascondono, sotto la superficie di storie ugualmente piacevoli e ben scritte, visioni del mondo differenti. Ognuno di noi è libero di scegliere quella che più si avvicina al suo pensiero, o di godersi semplicemente regia, montaggio, musiche, recitazione, dialoghi… insomma tutta la parte estetica di un film.

In effetti, è possibile godersi le due ore di spettacolo semplicemente divertendosi lasciandosi catturare dalla storia, senza porsi alcuna domanda che riguardi il senso della vita e la nostra facoltà di indirizzarla. Io resto comunque dell’idea che lo spettatore, quando è avvisato, sia mezzo salvato. Solo lo spettatore in grado di riconoscere correttamente ciò che gli viene detto tra le righe è veramente libero: libero di accoglierlo, di respingerlo o anche di ignorarlo.