Quelli che i premi
Siamo abituati a sentire parlare di premi e di festival cinematografici. Ma come vengono decisi i vincitori? E perché esistono queste manifestazioni?
A volte può essere difficoltoso orientarsi tra i premi e i festival che periodicamente incoronano o escludono titoli. Film che vengono nominati (come agli Oscar o ai David) e che non vengono premiati, film che vengono premiati anche senza essere mai stati nominati e così via. Proviamo a fare un po’ d’ordine nel rutilante e complesso mondo delle premiazioni.
A parte gli universalmente conosciuti Oscar, che sono il traguardo più ambito per i film in lingua inglese (agli altri rimane solo l’unica categoria dei film in lingua straniera), i premi cinematografici sono essenzialmente di due tipi: quelli legati ai risultati dell’anno o quelli inseriti in un festival.
I premi
Appartengono alla prima categoria, in Italia, i due premi più noti: i David di Donatello e i Nastri d’argento.
I David si attribuiscono ufficialmente dal 1957 e sono una piccola copia in oro (firmata dal famoso gioielliere Bulgari) della famosa statua che si trova a Firenze. Sono promossi dall’AGIS e dall’ANICA, sigle che raggruppano le industrie dello spettacolo e quelle cinematografiche italiane.

Il David di Donatello
La statua realizzata da Donatello intorno alla metà del quindicesimo secolo ha una doppia interpretazione circa l’identità del soggetto: l’eroe biblico Davide e il dio romano Mercurio. È stata scelta come simbolo di uno dei maggiori premi cinematografici italiani. Nell’immagine (tratta da Wikipedia) vediamo la copia del David di Donatello esposta al Victoria and Albert Museum di Londra.
A differenza del meccanismo degli Oscar, dove le nomination vengono divise per settore (i registi votano per i registi, i produttori per i produttori e così via) ma nella fase decisiva votano tutti per tutte le categorie, la giuria dei David effettua una prima votazione larga per determinare gli effettivi pretendenti al titolo, nella quale si possono indicare più voti e più titoli tra quelli usciti nell’anno, e poi la votazione definitiva, dove invece si può esprimere solo un voto. È una giuria molto ampia (la lista completa potete vederla sul sito dell’Accademia del Cinema Italiano), della quale fanno parte anche tutti i premiati degli anni precedenti; è indubbiamente fatta di professionisti, che al momento giusto sanno che dovranno restringere il ventaglio delle scelte.

Il premio
Il sito del premio David di Donatello (www.daviddidonatello.it) offre tutte le informazioni sia sull’ultimo concorso sia su tutti quelli passati.
Tutto ciò può spiegare il motivo per cui Caos calmo, il film di Antonello Grimaldi che vede tra i protagonisti anche Nanni Moretti, abbia avuto ben undici nomination ma ha vinto solo tre statuette; di queste tre, due sono oltretutto tecniche (miglior canzone e miglior musicista) e una alla recitazione (Alesandro Gassman, come miglior attore non protagonista).
Il battage pubblicitario intorno al film è stato infatti martellante fin da prima che uscisse, sia per la presenza di Nanni Moretti come protagonista (in un ruolo che curiosamente ripropone quello della Stanza del figlio, da lui diretto e interpretato) sia per alcune scene di sesso che si volevano far credere essere state rubate dal set. Insomma, del film se ne è parlato molto, a mio parere anche ben oltre le sue qualità tecniche e artistiche, ed era comprensibile che finisse nelle nomination. Alle nomination è arrivato comunque anche La ragazza del lago, dell’esordiente Andrea Molaioli: un film bello, innovativo e con un grande attore come Toni Servillo.
Ma al momento di votare per le statuette, il battage pubblicitario è stato dimenticato e ha vinto l’opera migliore; così il film di Molaioli ha portato a casa ben dieci David.
I Nastri d’Argento sono invece il premio attribuito dai critici del Sindacato Giornalisti Cinematografici. Qui votano solo i giornalisti di settore (un onore che tocca anche al sottoscritto): le nomine sono decise dal direttivo del sindacato tra i film usciti durante l’anno, valutando gli incassi, le opere prime o gli elementi di particolare importanza.

Il Nastro d’Argento
Il sito del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani (http://www.cinegiornalisti.org) contiene nella home page il collegamento alle pagine che trattano i Nastri d’Argento. Purtroppo, al momento di scrivere, il sito non è aggiornato. Per avere notizie fresche è meglio ricorrere al sito della rivista online dell’SNGCI (http://www.cinegiornalisti.it).
In seguito, tutti votano un solo film per ogni categoria, che viene premiato a Taormina a metà giugno.
I festival
Nei festival le cose si svolgono in modo diverso. I festival cinematografici più conosciuti sono quello di Venezia (è il più antico del mondo), quello di Cannes (è ormai il più famoso) e, per limitarsi all’Europa, quelli di Berlino, di Locarno, di Vienna, di Santander (in Spagna), di Karlovy-Vary (nella Repubblica Ceca e di Deauville (in Francia); restringendo il campo all’Italia, i festival che più trovano eco sui mezzi di comunicazione sono quelli di Torino, di Roma, di Taormina e di Milano; ma ce ne sono molti altri.

Leone lagunare
Il Festival di Venezia assegna il Leone d’oro. Il premio richiama il simbolo della città, il leone di San Marco.
Come dicevamo, nei festival il procedimento che porta alla proclamazione del vincitore è diverso. Esiste infatti un vero e proprio comitato artistico, incaricato di scegliere lungo tutto l’anno i film che saranno proposti alla visione del pubblico, nelle varie categorie. Una di queste è il concorso: una giuria composta da attori, da registi e da altri professionisti del mondo del cinema sceglierà i premiati tra i film segnalati.
È stato il caso del Festival di Cannes, dove la giuria era guidata da Sean Penn e comprendeva tra gli altri anche gli attori Sergio Castellitto e Natalie Portman e i registi Alfonso Cuaron (messicano: I figli degli uomini) e Marjane Satrapi (autrice del recente film d’animazione Persepolis). Erano oltre vent’anni che la Francia non vinceva il “suo” festival: l’ultima vittoria casalinga risale infatti al 1987, con la vittoria di Sotto il sole di Satana, di Maurice Pialat. Quest’anno la Palma d’oro è andata a La classe, di Laurent Cantet: un premio che era nelle attese di molti commentatori. È la storia di un giovane professore, che desidera un rapporto sincero con i suoi allievi e cerca di imporre il rispetto di regole non accettate dalla classe, con tensioni acuite anche dall’eterogeneità delle provenienze sociali ed etniche.

Il tappeto rosso di Cannes
Il Festival di Cannes, per quanto spesso criticato e fonte di scandali e di controversie, è quello che ha la più alta copertura mediatica al mondo. L’ingresso rosso che porta al Palazzo dei Festival e dei Congressi è uno dei simboli della manifestazione e ambientazione doverosa per le passarelle dei divi.
La premiazione ha visto comunque la riscossa del cinema italiano, con due premi di valore e anche questi abbastanza attesi: il secondo premio (il Gran Prix) è infatti andato a Gomorra, di Matteo Garrone, mentre il premio della giuria è stato assegnato a Il divo, di Paolo Sorrentino. Questi due premi sono il giusto riconoscimento a due dei giovani talenti più interessanti del nostro cinema. Sono anche due film forti, controversi, che hanno fatto parlare anche in tono critico alcuni osservatori della necessità di non portare all’estero solo un’immagine negativa del nostro Paese. Ma è difficile, soprattutto in questo periodo, chiudere gli occhi di fronte all’emergenza della criminalità in Campania, descritta in maniera apocalittica dal libro omonimo di Roberto Saviano e poi dal film.
Non va dimenticato però che nei festival spesso la parte del leone la fanno i film fuori concorso: non per niente a Cannes il film che ha veramente spopolato tra il pubblico, specializzato o meno, è stato Indiana Jones.
A servizio del pubblico, dei film o di chi?
A questo punto però in qualcuno potrebbe sorgere legittima la domanda sulla funzione di premi e festival: si tratta in fondo di manifestazioni nate molti anni fa, in un epoca molto diversa dall’attuale e nella quale le comunicazioni erano molto limitate; non ci riferiamo solo a Internet o al telefonino, ma anche della possibilità e della facilità degli spostamenti.
A differenza di Venezia, prima che arrivasse il festival Cannes era solo un borgo di pescatori e una fila di alberghi sul mare, frequentata da pochi turisti inglesi cui Nizza sembrava troppo affollata e che pensavano di aver trovato pace in un posto poco raggiungibile. Ma l’evidenza è un’altra.

Cinema a Venezia
La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si svolge ogni anno al Palazzo del Cinema, al Lido di Venezia. La foto del lido è di Gary Houston (http://arglist.com/)
Innanzitutto i premi ci sono sempre stati. Se i greci hanno inventato le Olimpiadi e i vincitori dopo vivevano di rendita, gli antichi romani laureavano i poeti nel vero senso della parola: potevano fregiarsi di un ramo di lauro (l’alloro) intorno al capo e tutti li identificavano. Ciò dimostra che l’esigenza di sentirsi riconosciuti, premiati, migliori esiste da millenni e che la competizione spinge a creare opere più valide. Che poi un film sia realizzato con una macchina da presa in 70 millimetri che costa un milione di euro e pesa una tonnellata o con un telefono cellulare da novanta euro, quello che conta è l’occhio e la testa di chi sta dall’altra parte dell’obbiettivo. Spike Lee ha iniziato girando per Brooklyn con una macchinetta da quattro soldi, Spielberg ha fatto il suo primo film a nove anni, Michel Gondry si realizza da solo gli effetti speciali coi rottami degli sfasciacarrozze: la casistica di ciò che si può fare di nuovo e di appassionante è infinita, e lo spettatore (giustamente) lo riconosce.
Vi è comunque un altro motivo, molto più pratico, che giustifica l’esistenza dei festival; provate a girare per l’Italia o per l’Europa da maggio a ottobre: trovate un festival video o cinematografico ogni cento chilometri.
I festival portano soldi. È dimostrato che per ogni euro investito in un festival ne tornano tre, grazie al giro di affari che si crea. Perché Roma ha voluto fortissimamente un festival del cinema un mese dopo Venezia, con il conseguente rischio di strapparsi i titoli e avere due manifestazioni più deboli? Lustro, fama, affari, una certa (innocente) vanità di Veltroni, che è un cinefilo appassionato.
E se lo fa lui, perché non può farlo anche il sindaco di Trebisacce? Tanto un attore americano originario dell’Italia lo si trova sempre; ho un ricordo personale di una situazione del genere: Francis Ford Coppola al Busto Arsizio Film Festival che dichiara: “non ho la minima idea di cosa sia questo festival né di dove mi trovi. Ma se mi invitano gratis in Italia perché rifiutare?”.

Francis Ford Coppola
Come testimoniato da un mostro sacro del cinema, non è necessaria una ragione filosofica per partecipare a un festival del cinema: è sufficiente la voglia di andare in vacanza.
La foto è di Rita Molnár.
Non scandalizzatevi: anche l’arte ha bisogno di soldi. Michelangelo sbraitava coi committenti per essere pagato di più e qualsiasi regista odierno è convinto di essere sfruttato dai produttori. Ma un festival è anche l’occasione per gli esordienti di mettersi in mostra, di conoscere finanziatori, di avere una possibilità.
È anche così, partendo dal piccolo festival di provincia, che si cresce e si può arrivare a mostrare la propria passione a tutti.

