Manifesto
Il cinema è una vera e propria categoria artistica, al pari della letteratura, della musica, della pittura e delle altre arti.
Come tante altre arti, può essere apprezzata a più livelli. Prendiamo per esempio la musica: per la maggioranza delle persone, è facile apprezzare le canzonette orecchiabili, ma relativamente pochi apprezzano (se non per pochi secondi) i brani di musica classica. In realtà, mancano gli strumenti culturali per apprezzare la musica colta, che non deve essere solo quella classica: il jazz e le sue varianti, la musica indiana o quella a cappella di alcune tradizioni folcloristiche richiedono tutte una certa frequentazione approfondita per essere apprezzate. Una danza come la Sarabanda (sedicesimo secolo) appare oggi noiosa e inconcludente se non si sa che il movimento dei polsi e dei gomiti è ciò che caratterizza questo ballo estremamente erotico, fatto di inviti e di ritrosie, in cui la donna attira l'uomo: evidentemente il papa lo aveva capito, tanto è vero che lo proibì. Lo stesso destino toccò al valzer ("non si è mai visto che una donna onesta volteggi così con più cavalieri"). La Lambada, per citare un ballo relativamente recente, è molto più esplicito, ma erano altrettanto espliciti agli occhi dei contemporanei la Sarabanda e il Valzer. Si tratta insomma di saper "leggere".
Bisogna saper leggere anche i fillm, per riuscire a cogliere tutto il lavoro del regista, dello sceneggiatore, del fotografo e di tutti coloro che hanno realizzato l'opera. Altrimenti si corre il rischio che, nella civiltà dell'immagine (che ha sostituito quella della parola) ci ritroviamo tutti analfabeti. Anche se non vogliamo, in film ci parla non solo con ciò che ci fa vedere, ma anche con il modo con cui ce lo fa vedere e anche con ciò che non ci fa vedere. Capire questo tipo di linguaggio vuol dire essere in grado di discernere meglio ciò che, inevitabilmente, ci condiziona.
La letteratura cinematografica non ha nulla da vedere con il cinema, inteso come locale di proiezione. Oggi la tecnologia consente un'esperienza cinematografica anche tra le mura domestiche grazie ai TV da 50 e più pollici con impianti 5.1 (o addirittura 7.1). Inoltre, i dispositivi quali videocassette, DVD e riproduttori portatili permettono di vedere i film come si legge un libro: ci si può fermare, tornare indietro, rivedere più volte la stessa scena.
Queste possibilità hanno un valore altissimo, perché consentono allo spettatore di approfondire la visione del film secondo i suoi interessi e le sue possibilità. Davvero, non è poco.
Certo, manca la dimensione sociale del cinema. Ma io è da tempo che organizziamo serate cinematografiche nelle nostre case, cui invitiamo gli amici che, come noi, apprezzano i film. Si mangia insieme e poi guarda insieme un film, magari discutendone dopo la visione. È la versione domestica della dimensione sociale del cinematografo.
